Negli ultimi giorni la capitale Tirana è stata teatro di manifestazioni che hanno assunto toni sempre più conflittuali, mentre il premier Edi Rama continua a escludere le dimissioni. La mobilitazione, che ha visto l’ingresso massiccio di studenti di scuole e università, si è allargata a richieste più ampie contro la corruzione l’aumento del costo della vita e le carenze nei servizi pubblici.
Le proteste hanno toccato anche un’altra città costiera, Durres e hanno portato a interventi delle forze dell’ordine con misure che le autorità hanno definito necessarie per ripristinare l’ordine. Sullo sfondo si registrano arresti, feriti e sospensioni interne per presunti abusi da parte di agenti.
Uso di proiettili di gomma e bilancio degli scontri dopo cinque giorni
Il confronto tra manifestanti e polizia è proseguito per cinque giorni consecutivi nella zona centrale di Tirana. Le forze dell’ordine hanno impiegato gas lacrimogeni, idranti e, per la prima volta dall’inizio delle proteste, proiettili di gomma; il capo della polizia, Skender Hita ha confermato il loro uso «in misura limitata» durante una conferenza stampa.
I servizi sanitari hanno registrato la necessità di cure per nove manifestanti e quattro agenti mentre le autorità hanno reso noto che 167 persone sono state arrestate nel corso delle giornate di agitazione.
Feriti e sospensioni nel corpo di polizia
Secondo i numeri ufficiali, 132 operatori delle forze dell’ordine hanno riportato lievi o medie lesioni nello svolgimento dei servizi durante le manifestazioni. Per fatti che sono oggetto di indagine, sono state disposte la sospensione di sette agenti in attesa di accertamenti su possibili abusi nei confronti di manifestanti.
Richieste degli studenti e simboli della protesta davanti al Ministero dell’Istruzione
La partecipazione degli studenti ha dato una nuova energia alle piazze. Le rivendicazioni includono tasse universitarie ritenute troppo alte, strutture didattiche inadeguate e la percezione di opportunità di lavoro limitate. Durante una manifestazione è stato dato fuoco a una valigia e lanciata nel cortile del Ministero dell’Istruzione gesto che è stato interpretato come un simbolo della determinazione dei giovani a non emigrare in cerca di condizioni migliori. Uno studente, Sinan Billa ha sintetizzato lo stato d’animo della mobilitazione: chiediamo i nostri diritti, il nostro futuro e un paese migliore.
Posizione di Edi Rama e ricadute politiche
Il premier Edi Rama in carica da diversi anni, ha escluso di dimettersi e ha invitato la popolazione a valutare le implicazioni politiche e internazionali delle proteste. Rama ha visitato attività commerciali danneggiate e ha affermato di voler tutelare il diritto a manifestare, pur condannando le azioni di distruzione. Ha inoltre rilanciato l’ipotesi di interferenze esterne, accusando forze politiche avverse di aver incoraggiato la violenza.
Impatto oltre Tirana: danni e blocchi a Durres
La protesta non è rimasta confinata nella capitale: a Durres media locali hanno riportato danni a un ufficio postale e la creazione di barricate di fortuna con rifiuti e veicoli incendiati che hanno temporaneamente bloccato vie di comunicazione. Questi episodi hanno ampliato la portata delle manifestazioni, trasformandole in una mobilitazione con ricadute nazionali.
Movimento Flamingo e collegamenti con investimenti esteri
Le proteste si sono intrecciate con le attività del movimento Flamingo nato contro uno sviluppo turistico di lusso sulla costa meridionale dell’Albania. Quel progetto è stato collegato a un’impresa d’investimento fondata da Jared Kushner, elemento che ha alimentato le accuse di clientelismo e interessi esterni nella gestione del territorio. Il movimento ha ampliato le proprie richieste, includendo ora la richiesta esplicita delle dimissioni del governo guidato da Rama, sulla base di sospette pratiche corruttive.
La situazione rimane tesa e sotto osservazione: manifestanti continuano a radunarsi davanti a sedi istituzionali, gruppi di studenti mantengono alta la mobilitazione e le autorità annunciano azioni per controllare le piazze. Il bilancio umano, le cifre degli arresti e le indagini sulle procedure della polizia sono elementi concreti che stanno plasmando l’evoluzione della crisi politica in Albania.
