Il 17 ottobre, le dimostrazioni organizzate da diverse organizzazioni sindacali per chiedere misure contro il cosiddetto “caro vita” si sono trasformate in scenari di scontri violenti nelle tre principali città del Nord: Milano, Bologna e Torino. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, sono state invase da gruppi che hanno lanciato pietre, sanpietrini e persino bombe carta contro le forze dell’ordine provocando l’intervento di unità antidisturbio e la chiusura temporanea di importanti snodi urbani.
Milano e Torino: le piazze trasformate in campi di battaglia
Nel cuore di Milano, la zona intorno alla Piazza Duomo è stata teatro di aggressioni contro i poliziotti: i manifestanti hanno scagliato pietre, hanno rotto vetri e hanno tentato di correre contro i corridoi di contenimento. Il video diffuso dal governo mostra agenti feriti e la folla costretta a far retrocedere il corteo.
A Torino, la situazione è stata analogamente drammatica: i manifestanti hanno usato sanpietrini e martelli frangivetro per colpire i vigili, costringendo le autorità a bloccare temporaneamente il transito nella zona.
Dichiarazioni della premier
Giorgia Meloni, premiando le forze dell’ordine su X, ha affermato: “Non possiamo ignorare quanto accaduto. Manifestare è un diritto; mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”.
Il video accompagnato al suo messaggio mostrava le immagini degli scontri a Milano e sottolineava la necessità di una condanna unanime da parte dell’opposizione.
Bologna: chiusura della stazione e arresti di minorenni
La situazione a Bologna è stata la più complessa: la stazione ferroviaria è stata chiusa dalle 22:00 a causa di barricate improvvisate, cassonetti in fiamme e un massiccio lancio di sanpietrini, bottiglie e bombe carta. Quattro minorenni sono stati arrestati, mentre quaranta manifestanti sono stati identificati dalle autorità. In totale, dodici agenti sono risultati feriti, dieci dei quali hanno avuto bisogno di cure al pronto soccorso.
Il sindaco Matteo Lepore ha definito le scene “inaccettabili” e ha invitato i giovani a distinguere tra legittima protesta e violenza: “Chi usa la violenza scredita le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell’ordine che stanno cercando di contenere la situazione e condanniamo fermamente i danni ai beni pubblici”.
Le risposte dei vertici politici
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo su X, ha ribadito che “la violenza non è un diritto” e ha ringraziato le forze dell’ordine definendole “servitori dello Stato”. Matteo Renzi, sul suo profilo Facebook, ha distinto i giovani rivoluzionari dalle bande di teppisti, mentre Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno chiesto misure più severe, tra cui l’introduzione di cauzioni per gli organizzatori di manifestazioni. Il legatore della Lega ha proposto una legge che obbligherebbe gli organizzatori a rispondere economicamente dei danni arrecati.
Tutte queste dichiarazioni convergono su un punto comune: la necessità di condannare senza ambiguità gli atti di violenza. Come ha sottolineato la ministra Anna Maria Bernini, “manifestare è un diritto, distruggere le città non lo è”. L’appello è chiaro: le autorità chiedono una condanna univoca, affinché le proteste future si svolgano esclusivamente in forma pacifica.
