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Scopre il tradimento della moglie ma finisce in carcere: ha violato la sua privacy

Scopre il tradimento della moglie ma finisce in carcere: ha violato la sua privacy

Un uomo scopre il tradimento della moglie grazie al robot aspirapolvere, ma finisce in carcere per aver violato la sua privacy.

Un tempo gli elettrodomestici avevano una funzione precisa e ben definita. Oggi, invece, la tecnologia li ha trasformati in dispositivi sempre più sofisticati, dotati di sensori, microfoni, telecamere e connessioni con lo smartphone. Ed è proprio una di queste funzioni “extra” ad aver permesso a un uomo di scoprire il tradimento della moglie.

La vicenda, avvenuta a Taiwan, ha però avuto un epilogo decisamente inatteso.

Le immagini registrate dalla telecamera di un robot aspirapolvere hanno infatti permesso al marito di ottenere un risarcimento in sede civile. Ma quelle stesse immagini lo hanno successivamente portato davanti alla giustizia con un’accusa ben diversa: aver violato la privacy dell’ex moglie registrandola senza il suo consenso.

Il tradimento scoperto attraverso la telecamera del robot

La storia, raccontata dal South China Morning Post, sarebbe iniziata nel settembre del 2023, dopo circa due anni di matrimonio. L’uomo aveva iniziato a nutrire alcuni sospetti nei confronti della moglie dopo aver trovato nella casa utilizzata dalla coppia durante le vacanze uno spazzolino da denti che non apparteneva a nessuno dei due.

Qualche mese dopo sarebbe arrivata quella che il marito aveva interpretato come la conferma dei propri dubbi. Utilizzando l’applicazione collegata al robot aspirapolvere di casa, l’uomo avrebbe tentato di attivare a distanza il microfono del dispositivo. È stato proprio in quel momento che avrebbe avuto accesso alle immagini trasmesse in diretta dalla telecamera integrata nel robot.

Sul suo smartphone avrebbe così visto la moglie insieme a un altro uomo. Convinto di aver scoperto un tradimento, il marito avrebbe iniziato a registrare le immagini, conservandole come possibile prova. Il filmato è stato successivamente utilizzato nell’ambito di una causa civile contro la moglie e quello che veniva indicato come il suo amante.

Prima il risarcimento, poi la condanna per violazione della privacy

A Taiwan l’adulterio non costituisce più un reato penale, ma la violazione degli obblighi matrimoniali può comunque avere conseguenze sul piano civile. Il marito aveva quindi chiesto un risarcimento particolarmente elevato, pari a 2 milioni di dollari taiwanesi, equivalenti a poco più di 50mila euro. Il tribunale ha riconosciuto alla fine un risarcimento di circa 500mila dollari taiwanesi, poco meno di 13mila euro. La vicenda, però, non si è conclusa con quella sentenza. L’ex moglie ha infatti denunciato a sua volta il marito, contestandogli di averla filmata clandestinamente e di aver utilizzato quelle immagini senza il suo consenso. L’uomo ha sostenuto che la registrazione fosse necessaria per documentare il tradimento e poter difendere i propri diritti in tribunale. I giudici hanno però distinto i due aspetti: il fatto che un filmato possa essere ammesso come prova in un procedimento non significa automaticamente che siano lecite le modalità con cui è stato realizzato.

Secondo la Corte, infatti, gli obblighi derivanti dal matrimonio non possono annullare il diritto alla privacy della persona. Gli elementi presenti nel dispositivo, comprese le luci che si attivavano durante la registrazione e gli eventuali avvisi vocali del robot, non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare che la donna sapesse di essere ripresa o avesse prestato il proprio consenso. L’uomo è stato quindi condannato a cinque mesi di carcere e al pagamento di una multa di 150mila dollari taiwanesi, pari a poco più di 4mila euro. Una conclusione paradossale: il marito era riuscito a dimostrare in tribunale il tradimento e a ottenere un risarcimento, ma il modo in cui aveva raccolto quella prova gli è costato a sua volta una condanna. La vicenda diventa così un esempio particolarmente curioso di come, nell’era degli elettrodomestici intelligenti, tecnologia, vita privata e diritto alla privacy possano entrare in collisione.

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