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Sentenza storica: la Corte Suprema mantiene la cittadinanza per nascita e respinge le restrizioni presidenziali

Sentenza storica: la Corte Suprema mantiene la cittadinanza per nascita e respinge le restrizioni presidenziali

La Corte Suprema ha stabilito che un ordine esecutivo dell'amministrazione Trump è incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento, confermando il principio dello ius soli e scatenando repliche politiche, incluse affermazioni sui modelli di cittadinanza stranieri

La massima corte degli Stati Uniti ha respinto il tentativo di eliminare la cittadinanza automatica per chi nasce sul territorio nazionale, dichiarando che un ordine esecutivo emanato dall’amministrazione presidenziale era incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento. La decisione mette fine, per ora, a una misura che aveva costituito un punto centrale della piattaforma politica di estrema importanza e intensifica il dibattito pubblico sui criteri di acquisizione della cittadinanza.

La sentenza, emessa da una Corte divisa, ha visto prevalere la linea che interpreta lo ius soli come un principio consolidato nella giurisprudenza americana: la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti resta garantita salvo eccezioni molto limitate. La pronuncia ha ricevuto immediata risonanza politica e mediática, con l’ex presidente che ha rilanciato la necessità di un intervento legislativo e ha fatto riferimento al modello cinese di cittadinanza per nascita.

La sentenza sullo ius soli e le motivazioni costituzionali

I giudici hanno valutato che l’ordine esecutivo impugnato violava il testo e lo spirito del Quattordicesimo Emendamento la norma costituzionale che stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”. Il presidente della Corte ha sottolineato che la cittadinanza è, in termini più ampi, il “diritto di avere diritti” e che quel principio storico deve essere mantenuto.

La maggioranza ha riabilitato una lettura della Costituzione che si è consolidata nel corso di oltre un secolo di giurisprudenza, compresi precedenti decisivi sul tema della nascita sul suolo nazionale. Un giudice conservatore ha concordato con l’esito ma si è basato su una motivazione diversa, ritenendo che l’ordine avesse violato la normativa federale sulla cittadinanza oltre che la Costituzione.

Reazioni politiche e richieste di intervento del Congresso

Il capo dell’esecutivo che aveva promosso il decreto ha reagito criticando la sentenza e invitando il Congresso a introdurre una legge per abolire lo ius soli senza passare da un emendamento costituzionale. Sui suoi canali social ha citato come modello la Cina, che adotta il principio dello ius sanguinis ossia la cittadinanza basata sulla discendenza: nel sistema cinese un neonato acquisisce la cittadinanza solo se almeno un genitore è cittadino cinese.

I procuratori generali di diversi Stati di orientamento opposto al provvedimento avevano promosso la battaglia legale, sostenendo che la tutela dello ius soli fosse un cardine della democrazia e della protezione dei diritti fondamentali. Le reazioni degli enti locali e dei leader politici hanno sottolineato l’importanza pratica della decisione per milioni di persone nate nel Paese.

Altri verdetti della Corte: sport femminili, finanziamenti e diritti digitali

Nella stessa giornata la Corte ha emesso più pronunce rilevanti su materie distinte. In primo luogo, i giudici hanno autorizzato le norme statali che limitano la partecipazione alle competizioni femminili a persone registrate come di sesso biologico femminile, ritenendo che stati come Idaho e West Virginia possano adottare restrizioni per tutelare la correttezza competitiva e la sicurezza degli atleti.

Inoltre, la Corte ha eliminato alcuni limiti federali sulle spese coordinate tra partiti e candidati, motivando la decisione con la tutela della libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento. Questo pronunciamento può tradursi in un aumento della capacità di spesa politica coordinata, con potenziali effetti sul bilanciamento finanziario tra le formazioni politiche.

Questioni su armi e proprietà intellettuale

I giudici hanno anche deciso di esaminare la costituzionalità dei divieti statali sui fucili d’assalto, aprendo la strada a un possibile riallineamento delle regole sul possesso di determinate armi semiautomatiche. Nel medesimo arco di tempo la Corte ha temporaneamente respinto il tentativo di rimuovere una funzionaria dell’Ufficio Copyright, lasciando aperta una disputa che riguarda l’uso di opere protette nell’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale.

Queste decisioni dimostrano come il calendario giuridico abbia toccato temi apparentemente eterogenei ma tutti con impatti duraturi: dal riconoscimento dei diritti civili alla regolazione della partecipazione politica e della tecnologia. La combinazione di pronunce mostra una Corte attiva su profili costituzionali centrali, pur con risultati talvolta divergenti dalle posizioni politiche del governo che ha emesso l’ordine contestato.

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