Il parlamento ha approvato in via definitiva, giovedì 8 ottobre, la nuova legge elettorale. Nello stesso giorno, la Rete per un voto libero e uguale, costituita da costituzionalisti, avvocati e cittadini, ha annunciato l’intenzione di presentare trenta ricorsi in tutti i 29 tribunali delle corti d’appello italiane. L’obiettivo è contestare sei specifici punti della normativa che, a loro avviso, violerebbero la Costituzione.
La squadra di coordinamento – formata da Pietro Adami, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria – ha raccolto il sostegno di numerose personalità politiche, culturali e del mondo dello spettacolo. Tra i firmatari spiccano ex primi ministri, esponenti di partiti tradizionali e autori noti, a dimostrazione dell’ampio consenso trasversale sull’intervento legale. Il deposito dei ricorsi è previsto per il 26 ottobre, data di entrata in vigore della legge.
I sei punti ritenuti incostituzionali nella nuova legge elettorale
Il gruppo di studio ha individuato sei aspetti chiave: il premio di maggioranza riservato al partito più votato, il calcolo nazionale del premio al Senato le preferenze individuali, la parità di genere obbligatoria, l’obbligo di indicare il candidato premier nella lista e la procedura di raccolta firme per la formazione di nuove liste.
Ogni punto è stato analizzato alla luce di precedenti sentenze della Corte Costituzionale, che hanno già dichiarato incostituzionali parti di leggi elettorali precedenti.
Premio di maggioranza e calcolo nazionale del Senato
Secondo il docente e coordinatore Enrico Grosso, “nelle ultime due decadi sono state approvate quattro leggi elettorali, una di esse è una novità assoluta e due sono già state annullate dalla Consulta”. Il duo evidenzia che il meccanismo di premio di maggioranza, unito al calcolo su base nazionale per la distribuzione dei seggi al Senato, contravviene al principio di rappresentanza proporzionale sancito dalla Costituzione.
Tempistiche e procedura di deposito dei ricorsi
Il piano prevede la presentazione simultanea dei trenta ricorsi il 26 ottobre, giorno in cui la legge diventa operativa. Gli avvocati hanno fissato una prima udienza, in via astratta, a metà gennaio, mentre una decisione definitiva della Corte Costituzionale dovrebbe arrivare entro la fine di gennaio. La strategia mira a ottenere una sentenza che annulli solo le parti contestate, lasciando intatta la restante materia della legge.
Sostegno di personalità pubbliche e politiche all’iniziativa
Oltre ai tre coordinatori, tra i più di trecento firmatari spiccano ex premier e leader di partiti come Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Rosy Bindi, nonché volti del mondo dello spettacolo quali Monica Guerritore e Marisa Laurito. Anche intellettuali e scrittori – tra cui Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio e Massimo Cacciari – hanno aderito, conferendo all’iniziativa una forte legittimazione civica.
Il messaggio chiave è chiaro: la squadra non intende ripristinare la legge abrogata, ma vuole una versione “depurata” dalla parte incostituzionale, pronta per l’applicazione immediata. Qualora la Corte accogliesse i ricorsi, la normativa rimarrebbe in vigore, ma senza gli elementi ritenuti difformi rispetto alla Carta fondamentale.
