Nel tardo pomeriggio del 22 ottobre 2026, una violenta scossa sismica di magnitudo 7 ha colpito l’altopiano tibetano, suscitando panico e distruzione in una zona già difficile da raggiungere. L’evento, registrato alle 22:33 ora locale (16:33 in Italia), ha interessato il distretto di Baqen, a circa 400 km a nord-est della capitale regionale Lhasa.
La forza del sisma è stata avvertita anche nelle amministrazioni locali, dove le pareti hanno cominciato a incrinarsi, lasciando la popolazione senza precedenti certezze di sicurezza.
Dati tecnici del sisma e zona colpita
Secondo le misurazioni dell’ U.S. Geological Survey, l’epicentro è stato localizzato a circa 190 km a est-nordest di Nagqu, con una profondità di soli 10 km, tipica dei terremoti shallow che tendono a provocare danni più evidenti in superficie.
La zona interessata è prevalentemente montuosa, caratterizzata da villaggi sparsi e infrastrutture limitate, il che ha complicato le operazioni di emergenza fin dal primo minuto dopo la scossa.
Geografia e popolazione a rischio
Il distretto di Baqen, parte della municipalità di Maru, ospita diverse centinaia di famiglie che vivono in abitazioni tradizionali in legno e mattoni di terracotta.
La densità abitativa è bassa, ma la vulnerabilità strutturale è elevata, con molte case costruite senza adeguati criteri antisismici. Questo ha determinato il crollo di più di 300 edifici, lasciando numerose persone senza tetto e con la necessità di assistenza immediata.
Impatto umano e danni strutturali
Le prime stime delle autorità locali indicano 16 morti e 46 feriti, di cui 11 in condizioni critiche. I soccorsi hanno riportato che molte vittime sono state sepolte sotto le macerie di case crollate, mentre i feriti hanno subito traumi da schiacciamento e fratture. Oltre alla perdita di vite umane, la rete elettrica e le linee di telecomunicazione sono state interrotte, paralizzando le comunicazioni nella contea. Il servizio ferroviario è stato sospeso, ostacolando ulteriori aiuti logistici.
Operazioni di soccorso e risposta istituzionale
Il governo di Pechino ha attivato immediatamente i protocolli di emergenza di livello III, dirigendo una massiccia squadra di vigili del fuoco, protezione civile e volontari. Oltre 300 agenti di polizia sono stati dispiegati sul territorio, mentre le unità dei vigili del fuoco hanno mobilitato 347 squadre per scavi di soccorso. Le autorità hanno anche istituito centri di accoglienza temporanea per gli sfollati, garantendo alloggio, cibo e assistenza medica. Il premier Li Qiang ha richiesto un monitoraggio continuo e il potenziamento delle misure di prevenzione per evitare ulteriori tragedie.
