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Sondaggio noto: sì avanti ma margine ridotto a 40 giorni dal referendum sulla giustizia

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Il sondaggio Noto registra un calo del sì rispetto a fine gennaio ma conferma il vantaggio, mentre il dibattito politico e le reazioni dei giuristi segnano la campagna referendaria

AGGIORNAMENTO ORE 10:00. La campagna per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia entra nella fase decisiva a 40 giorni dalla consultazione prevista il 22 e 23 marzo 2026. Un sondaggio dell’Istituto Noto per “Porta a Porta” mostra che il consenso per il , pur restando in vantaggio, ha registrato una flessione rispetto alle rilevazioni precedenti.

Sul piano territoriale emergono differenze tra aree metropolitane e province.

Il dibattito politico rimane acceso. Il ministro della Giustizia ha rilanciato la necessità della riforma. Promotori e alcuni giuristi contestano passaggi procedurali del governo. L’articolo ricostruisce i dati del sondaggio e sintetizza le principali reazioni politiche e istituzionali, con riferimento alle dinamiche elettorali in corso.

Il quadro del sondaggio: numeri e tendenze

Il sondaggio indica che il 43% degli italiani dichiara l’intenzione di recarsi alle urne, un altro 43% afferma che non andrà a votare e il 14% risulta indeciso. Sul piano delle scelte, il 53% degli intervistati si dichiarerebbe favorevole alla conferma della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, una percentuale in calo di 6 punti rispetto all’ultima rilevazione del 28 gennaio. Il 47% voterebbe per l’abrogazione.

Composizione e istituti proposti

Il sondaggio include anche la composizione degli intervistati e le preferenze relative ai singoli istituti sottoposti a referendum. I dettagli metodologici e la ripartizione per fasce d’età, area geografica e orientamento politico sono contenuti nella nota tecnica accompagna la rilevazione.

La nota tecnica che accompagna la rilevazione dettaglia metodologia, fasce d’età, area geografica e orientamento politico. In questo contesto il sondaggio valuta anche il gradimento di alcuni meccanismi previsti dalla riforma.

L’introduzione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i pubblici ministeri e uno per i magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, ottiene il favore del 51% degli intervistati. Il 29% si dichiara contrario e il 20% non esprime un’opinione.

Analogamente, l’idea di una Alta Corte disciplinare composta da 15 membri registra un consenso pari al 52%. Il 27% si oppone e il 21% risulta incerto.

Motivazioni del voto e percezione del risultato

Le ragioni dichiarate dietro il sostegno includono la percezione di maggiore separazione tra funzioni requirenti e giudicanti. Chi approva cita la necessità di rafforzare l’indipendenza della magistratura.

I contrari segnalano timori di politicizzazione delle nomine e di un controllo istituzionale ampliato. Tra gli incerti prevalgono risposte legate a scarsa informazione sui dettagli operativi.

Fonti istituzionali e analisti contattati nella nota tecnica collegano il livello di consenso alla comunicazione pubblica sulla riforma e alle differenze territoriali nell’orientamento politico.

Proseguendo dall’analisi metodologica, il sondaggio evidenzia motivazioni distinte tra i due schieramenti. Per il 75% di chi dichiara voto favorevole la scelta dipende dai contenuti della riforma. Per il 70% degli elettori orientati al no la decisione è invece influenzata dal giudizio sull’operato del governo guidato da Giorgia Meloni. Questi dati indicano che la consultazione ha carattere tecnico-politico e si intreccia con valutazioni sull’azione di governo.

Previsioni e percezioni della vittoria

Nonostante il vantaggio del sì, permane un livello significativo di incertezza tra gli intervistati. Il 45% ritiene probabile la vittoria del sì, mentre il 27% prevede la vittoria del no. Il 28% degli intervistati evita di pronunciare un giudizio sull’esito finale. La distribuzione delle attese mostra un elettorato ancora sensibile alla campagna nei giorni precedenti il voto.

Reazioni politiche e giudiziarie

La campagna sul referendum ha registrato nelle ultime ore interventi politici significativi che hanno ampliato il dibattito pubblico. Il ministro della Giustizia ha reiterato la necessità della riforma, sostenendo che un esito negativo rafforzerebbe il ruolo delle procure e lascerebbe inalterate dinamiche criticate dai promotori.

Reazioni politiche e giudiziarie

Il richiamo del ministro ha suscitato critiche e polemiche. Diverse forze politiche hanno contestato il tono e i contenuti dell’intervento. Le associazioni di magistrati hanno segnalato preoccupazione per affermazioni ritenute strumentali al dibattito istituzionale.

Posizioni dei promotori e dei giuristi

I sostenitori della revisione hanno difeso il testo come strumento di bilanciamento dei poteri. Alcuni giuristi hanno però evidenziato la necessità di chiarimenti tecnici su effetti concreti e applicativi. Sul piano giuridico restano questioni aperte relative a competenze e garanzie procedurali.

I fatti

Sul piano giuridico restano questioni aperte relative a competenze e garanzie procedurali. Dall’altro versante, i 15 giuristi promotori della raccolta firme avevano criticato la scelta del governo di confermare la data della consultazione, definendola una potenziale forzatura.

Nonostante le obiezioni, i giuristi hanno deciso di non impugnare la decisione del Consiglio dei ministri. La scelta punta a concentrare le risorse sul terreno politico e dell’opinione pubblica invece che su quello giudiziario.

Le implicazioni

La strategia modifica l’assetto dello scontro elettorale. Spostando l’attenzione dal contenzioso alla comunicazione, i promotori intendono influenzare gli indecisi e rafforzare il dibattito locale.

Gli sviluppi descrivono due elementi chiave. Primo, la riforma conserva un sostegno complessivo superiore all’opposizione all’abrogazione. Secondo, il margine di vantaggio è ridotto e le ragioni del no sono prevalentemente politiche, rendendo l’esito incerto.

Cosa succede ora

Nelle prossime quattro settimane la comunicazione, le campagne sul territorio e la capacità di mobilitare gli elettori indecisi saranno determinanti. Le forze in campo intensificheranno interventi pubblici e iniziative locali per consolidare i propri riferimenti elettorali.

AGGIORNAMENTO ORE: sul posto i nostri inviati confermano che i comitati stanno già riallocando risorse verso la campagna referendaria e le attività di persuasione diretta. La situazione si evolve rapidamente; il prossimo sviluppo atteso riguarda l’efficacia delle mobilitazioni sul voto degli indecisi.