Il 1 aprile 2026 l’Ufficio di Presidenza della Camera ha adottato provvedimenti disciplinari nei confronti di 32 deputati che, a fine gennaio, hanno occupato la sala stampa di Montecitorio impedendo lo svolgimento di una conferenza su remigrazione promossa dal deputato Domenico Furgiuele insieme a esponenti di CasaPound e di gruppi neofascisti. L’episodio ha riacceso il confronto sul confine tra diritto di protesta e regole parlamentari.
Le sanzioni, deliberate a maggioranza, prevedono due diversi termini di sospensione: cinque giorni per 22 parlamentari e quattro giorni per altri 10, con una ripartizione per gruppi che ha immediatamente scatenato polemiche politiche. Nel provvedimento sono richiamati comportamenti ritenuti impeditivi dell’apertura dell’evento e la pratica di occupare fisicamente il banco degli oratori come elemento aggravante.
Come si è svolta la protesta
La protesta si è concretizzata con deputati che si sono seduti al banco degli oratori o si sono posti nelle immediate vicinanze per saturare gli spazi e rendere impossibile l’avvio della conferenza. Il gesto è stato descritto dagli interessati come una forma di resistenza non violenta all’ingresso nella Camera di figure dichiaratamente vicine a ideologie neofasciste e neonaziste. La manifestazione ha provocato l’annullamento dell’incontro previsto, scatenando una fase istruttoria interna all’ufficio di presidenza.
Partecipanti e figure coinvolte
Iniziativa e protagonisti dell’evento che si voleva tenere includevano il deputato della Lega Domenico Furgiuele e rappresentanti di organizzazioni come CasaPound, oltre a nomi collegati a formazioni dell’estrema destra. Secondo gli atti, tra gli invitati figuravano Marsella per CasaPound, Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Massetti (con passato in Forza Nuova) e Ferrara della Rete dei Patrioti. La natura degli ospiti è al centro delle motivazioni addotte dai contestatori.
Le sanzioni: numeri e nominativi
Il provvedimento stabilisce che 22 deputati ricevano cinque giorni di sospensione perché il loro comportamento è stato valutato come materialmente impeditivo dell’inizio della conferenza, mentre altri 10 sono stati puniti con quattro giorni per aver contribuito alla saturazione dei posti. Tra chi ha ricevuto cinque giorni figurano esponenti noti dei gruppi di opposizione, mentre la lista dei quattro giorni comprende nomi di parlamentari che hanno partecipato in modo meno diretto ma comunque volontario alla protesta.
Elenco dei sospesi
Secondo le fonti citate nell’istruttoria, i deputati sanzionati con cinque giorni sono: Bakkali, Cuperlo, Orfini, Sportiello, Ricciardi Riccardo, Zaratti, Auriemma, Boldrini, Bonelli, Caso, De Maria, Ferrara, Fratoianni, Lomuti, Mari, Morassut, Quartini, Romeo, Sarracino, Scotto, Silvestri Francesco e Stumpo. I dieci sottoposti a quattro giorni sono: Alifano, Casu, Ciani, Di Biase, D’Orso, Gribaudo, l’Abbate, Mancini, Orrico e Ricciardi Marianna. Questo elenco è stato reso noto al termine della votazione dell’ufficio di presidenza.
Reazioni politiche e implicazioni
La decisione ha immediatamente diviso il panorama politico. Il PD ha definito la scelta «sconcertante», chiedendo il ritiro delle sanzioni e sostenendo che quei parlamentari avevano difeso l’onore antifascista della Camera leggendo parti della Costituzione e impedendo la legittimazione di forze neofasciste. Il gruppo ha inoltre criticato ciò che ha definito una contraddizione: provvedimenti severi contro chi protegge le istituzioni e una maggiore indulgenza verso altri casi citati come esempio.
Difesa e annunci di protesta
Dal canto loro, deputati coinvolti come Nicola Fratoianni hanno rivendicato l’azione, dichiarando che rifarebbero la stessa scelta per proteggere la Repubblica e i principi sanciti dalla Costituzione. Matteo Orfini e Filiberto Zaratti hanno espresso analoga fermezza, sostenendo che la protesta mirava a impedire che la Camera diventasse palcoscenico per ideologie antitetiche ai fondamenti democratici. Il M5S ha definito le sanzioni «irricevibili» e ha ribadito l’impegno a continuare l’opposizione.
Uno scontro simbolico
L’episodio è stato interpretato come un punto di tensione tra maggioranza e opposizione: da un lato il rispetto formale delle regole parlamentari, dall’altro la necessità, secondo gli oppositori, di difendere il valore antifascista inscritto nella Carta costituzionale. La scelta dell’ufficio di presidenza e la sua valenza politica lasciano aperti interrogativi sul clima interno a Montecitorio e sulle modalità con cui si intendono gestire eventi controversi nel futuro prossimo.