L’amministrazione Trump sta lavorando a un piano per il dopo-guerra in Medio Oriente, con l’obiettivo di contenere l’Iran e estendere gli accordi di Abramo per normalizzare i rapporti di Israele con i Paesi dell’area. Tuttavia, la situazione è complessa e le sfide sono molte. Le elezioni in Israele previste per ottobre e le midterm negli Stati Uniti aggiungono ulteriori elementi di incertezza.
La nuova campagna dell’amministrazione Trump per strangolare economicamente l’Iran è stata definita il D-Day economico dal Segretario del Tesoro Scott Bessent. Tuttavia, il politologo John Mearsheimer dell’Università di Chicago la vede come un tentativo disperato di un impero che ha esaurito le opzioni militari.
Le sfide della strategia economica contro l’Iran
Il tentativo di Washington di isolare l’Iran dal commercio globale è quasi certamente destinato al fallimento. Cina e Russia non collaboreranno, i partner regionali dell’Iran hanno pochi incentivi a conformarsi e persino stretti alleati degli Stati Uniti come gli Emirati Arabi Uniti rischierebbero conseguenze devastanti se si unissero alla campagna. Nel frattempo, l’impennata dei prezzi dell’energia, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i crescenti danni alle infrastrutture militari statunitensi stanno trasformando la rapida vittoria promessa da Trump in una catastrofe economica e strategica.
Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti
Gli Emirati Arabi Uniti sono strettamente allineati con gli Stati Uniti e con Israele, ma si trovano in una situazione difficile. Gli iraniani hanno avvertito che, se gli EAU collaboreranno con gli Stati Uniti, l’Iran attaccherà gli Emirati Arabi Uniti, rendendoli di fatto uno stato non funzionante. Questo rende la posizione degli EAU estremamente delicata.
Le conseguenze della guerra sul Golfo Persico
La guerra ha spostato l’equilibrio del potere coercitivo a favore di Teheran e ha messo a nudo i limiti del potere americano nel Golfo Persico. Gli iraniani hanno la capacità di distruggere gli Emirati Arabi Uniti, rendendoli di fatto uno stato non funzionante. Questo rende la posizione degli EAU estremamente delicata.
Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a 60 entità, navi e individui in tutto il mondo, inclusi Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Cina, Singapore e Svizzera. Tuttavia, la Cina importa circa il 90% del petrolio iraniano ed è altamente improbabile che gli Stati Uniti impongano sanzioni alle aziende e alle banche cinesi, data la capacità della Cina di reagire e infliggere gravi danni economici agli Stati Uniti.
La guerra ha anche causato un aumento dei prezzi del petrolio e del gas, con conseguenze negative per l’economia statunitense. Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco all’Iran e stanno effettuando missioni di scorta per consentire ad alcune petroliere di attraversare lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, non è chiaro quante petroliere riescano a passare o quanto petrolio venga effettivamente trasportato.
La situazione nel Golfo Persico è delicata e le conseguenze economiche della guerra sono già evidenti. Solo il tempo dirà se l’amministrazione Trump riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi.
