Il caso Garlasco, seguito da media e tribunali per quasi vent’anni, mette in luce il delicato equilibrio tra informazione televisiva e protezione della reputazione delle persone coinvolte. La condanna per diffamazione inflitta al programma Le Iene evidenzia come la diffusione di contenuti privi di riscontri concreti possa avere conseguenze legali, come nel caso di Stefania Cappa, la cugina di Chiara Poggi, la cui reputazione è stata ritenuta lesa dal servizio televisivo.
Nuove testimonianze e il rilancio mediatico del caso Garlasco
Le Iene hanno continuato a indagare e, nella puntata dell’11 gennaio 2026, hanno presentato due «testimonianze completamente nuove» che potrebbero portare elementi rilevanti per gli inquirenti. Una donna residente a Garlasco avrebbe dichiarato di aver visto Mariarosa Cappa, zia di Chiara, muoversi nei pressi della villetta la mattina del 13 agosto 2007, mentre un uomo del posto avrebbe riferito di aver notato una ragazza bionda in bicicletta, con un attrezzo in mano, nella stessa zona.
Entrambi i testimoni, che non sarebbero stati mai sentiti dalle autorità, sostengono di poter confermare circostanze in parte simili a quanto narrato in passato da Muschitta, le cui dichiarazioni erano state dichiarate inutilizzabili.
“News su Stefania Cappa”. Garlasco, la sentenza del tribunale sulla cugina di Chiara
La trasmissione ha precisato di essere stata condannata “in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa” e di aver fatto ricorso in appello, ribadendo la volontà di proseguire l’inchiesta giornalistica.
A ottobre, il Tribunale di Milano ha emesso il verdetto di primo grado nei confronti dell’autore Riccardo Festinese e del giornalista Alessandro De Giuseppe: una multa di 500 euro e un risarcimento provvisionale di 10.000 euro in favore di Stefania Cappa, la cugina di Chiara Poggi, con gli avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello a seguire la parte civile. La giudice della terza sezione penale, Sara Faldini, avrebbe scritto che “appare evidente come nel servizio televisivo si insinuasse che Stefania Cappa potesse avere avuto un ruolo nell’omicidio, benché tale non fosse l’obiettivo dichiarato dagli imputati“. Secondo il tribunale, il programma lasciava intendere che fossero ” tralasciate, forse anche dolosamente, delle dichiarazioni centrali all’accertamento della verità“.
Come osserverebbe la sentenza, “non è certamente possibile in questa sede affrontare l’estrema complessità della vicenda giuridica relativa all’omicidio di Chiara Poggi“, ma il focus resta chiaro: distinguere tra cronaca giudiziaria e suggestione televisiva.
La condanna riguarda l’utilizzo di dichiarazioni ritrattate del testimone Marco Muschitta, già giudicate inattendibili nel 2009 dal gup di Vigevano, e la costruzione di un racconto parziale che, per la giudice, avrebbe “provocato nella donna una reazione scomposta“, pur sottolineando che Stefania Cappa “assunse un atteggiamento deciso ma pacato“.