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Stretto di Hormuz: attacchi a petroliere e sanzioni contro l'Iran

Stretto di Hormuz: attacchi a petroliere e sanzioni contro l'Iran

Nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz aumentano le tensioni tra Iran e Stati Uniti, mentre i prezzi del petrolio salgono. Scopri le ultime novità.

Lo Stretto di Hormuz è nuovamente al centro delle tensioni geopolitiche, con attacchi a petroliere e sanzioni che stanno influenzando i mercati petroliferi globali. Gli ultimi sviluppi vedono un aumento delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, mentre i prezzi del petrolio registrano un rialzo significativo.

La situazione nello Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo, è diventata sempre più critica.

Gli attacchi a petroliere e le minacce di chiusura della rotta hanno portato a un aumento dei prezzi del petrolio, con ripercussioni globali.

Attacchi a petroliere e aumento dei prezzi del petrolio

Il 14 agosto 2026 una petroliera della compagnia emiratina Adnoc è stata attaccata nello Stretto di Hormuz. Secondo la United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) la nave ha riportato danni lievi e non ci sono state vittime.

Tuttavia, l’attacco ha aumentato l’incertezza sui flussi di greggio e gas naturale liquefatto attraverso questa rotta cruciale.

I prezzi del petrolio sono saliti, con i futures sul Brent che hanno registrato un aumento dell’1,0% a 87,90 dollari al barile, mentre quelli sul West Texas Intermediate sono saliti dell’1,6% a 82,56 dollari. Entrambi i benchmark guadagnavano circa il 5% sulla settimana.

L’impatto degli attacchi sulla navigazione

L’attacco alla petroliera ha aumentato i timori sulla navigazione nello Stretto di Hormuz. La UKMTO ha invitato le navi che operano nell’area a prestare particolare attenzione durante il transito. L’ultimo episodio arriva mentre Washington e Teheran restano in disaccordo sul controllo della via d’acqua.

L’Iran sostiene di continuare a controllare lo stretto e di averlo chiuso alla navigazione commerciale, mentre gli Stati Uniti affermano di continuare a facilitare il passaggio delle navi. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di forze navali statunitensi nel Golfo, che hanno esercitato una forte pressione economica sull’Iran.

Sanzioni e tensioni tra Iran e Stati Uniti

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti possono imporre sanzioni draconiane contro l’Iran. Trump ha anche affermato che lo Stretto di Hormuz non sarà più importante come prima, citando il petrolio del Texas e della Louisiana come alternative.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth ha dichiarato che Washington potrebbe mantenere un blocco navale dei porti iraniani a tempo indeterminato. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent ha aggiunto che gli Stati Uniti imporranno misure come non se ne sono mai viste nella storia dell’isolamento economico di un Paese.

Trump ha sostenuto che le sanzioni finiranno per costringere Teheran ad accettare le richieste di Washington, tra cui la fine del programma nucleare e la completa riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi ha risposto che Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei.

Raid israeliani in Libano e attacchi Houthi

La tensione resta alta non solo nello Stretto di Hormuz, ma anche in altre regioni del Medio Oriente. In Libano, un raid israeliano nel sud del paese ha provocato sette morti e tre feriti. Il portavoce delle Forze Armate Houthi, il generale di brigata Yahya Saree ha dichiarato che gli attacchi erano diretti contro concentrazioni militari e armamenti sauditi.

Nel frattempo, il porto yemenita di Mokha ha sospeso le operazioni dopo essere stato colpito da oltre 25 missili lanciati dagli Houthi. Gli attacchi hanno causato sette morti e danni stimati in 16 milioni di dollari.

Impatto sulle riserve strategiche di petrolio

La guerra con l’Iran ha avuto un impatto significativo sulle riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti. Secondo gli esperti, i depositi che custodiscono le riserve strategiche di petrolio potrebbero essere danneggiati dal rapido rilascio delle scorte. Le riserve strategiche di petrolio (Spr) sono scese sotto i 300 milioni di barili per la prima volta da quando sono state riempite all’inizio degli anni ’80.

Il Dipartimento dell’energia ha affermato che almeno 70 milioni di barili devono rimanere nella riserva per gestire in sicurezza le caverne. Tuttavia, Amos Hochstein, consigliere senior per l’energia del presidente Joe Biden, ha contestato tale cifra, affermando che non credete a chi, al di fuori del governo, afferma che le riserve strategiche di petrolio (Spr) possono raggiungere i 70 milioni di barili.

La situazione nello Stretto di Hormuz e le tensioni tra Iran e Stati Uniti continuano a influenzare i mercati petroliferi e le relazioni internazionali. Con attacchi a petroliere e sanzioni che si intensificano, l’impatto globale potrebbe essere significativo.

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