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Suicidio assistito in Lombardia: la storia di Domenico Zuccarella e il ruolo del servizio sanitario regionale

Suicidio assistito in Lombardia: la storia di Domenico Zuccarella e il ruolo del servizio sanitario regionale

Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano, è deceduto il 25 agosto dopo aver ottenuto l'assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo per il suicidio assistito.

In un momento storico per la sanità lombarda, Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva ha concluso il suo percorso di vita con il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale lombardo. Questo evento segna un importante precedente per la regione, dove solo due casi simili erano stati registrati in precedenza, ma senza il coinvolgimento diretto della sanità pubblica.

La vicenda di Domenico Zuccarella ha messo in luce sia le sfide procedurali che le possibilità concrete offerte dalla legge sul suicidio assistito. Il suo caso è diventato un simbolo della necessità di regole chiare e tempi certi per garantire il rispetto della volontà dei pazienti in condizioni terminali.

Un percorso lungo e complesso

La richiesta di Domenico Zuccarella era stata presentata l’8 all’ASST Ovest Milanese. Tuttavia, il percorso tra la presentazione della domanda e l’effettiva autosomministrazione del farmaco ha richiesto 290 giorni ben oltre i 145 giorni previsti dalle linee guida regionali. Questo ritardo ha portato il suo collegio legale, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni a presentare un ricorso d’urgenza a fine maggio 2026.

Durante l’udienza del 23 giugno Domenico aveva espresso al giudice tutta la sua sofferenza per l’attesa prolungata: “Sono stanco, non ne posso più”. La sua testimonianza ha evidenziato l’importanza di procedure snelle e tempestive per evitare ulteriori sofferenze ai pazienti in condizioni critiche.

Il ruolo decisivo della sanità pubblica

Grazie all’intervento legale, il Servizio sanitario regionale lombardo ha organizzato l’intera fase attuativa del suicidio assistito. Questo includeva la selezione del personale sanitario volontario la fornitura del farmaco e della strumentazione necessaria nonché la definizione del luogo e delle modalità di autosomministrazione compatibili con le condizioni fisiche di Domenico.

Tra le sue ultime volontà, Domenico aveva espresso il desiderio di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica un gesto che sottolinea il suo impegno a contribuire alla comprensione e al trattamento della sclerosi multipla.

L’appello per una legge chiara

L’Associazione Luca Coscioni che ha affiancato Domenico nel suo percorso, ha sottolineato l’importanza di regole certe per evitare ritardi simili in futuro. Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’associazione, hanno fatto appello al Consiglio regionale affinché approvi la legge di iniziativa popolare “Liberi subito” che mira a garantire tempi certi e procedure trasparenti per il suicidio assistito.

Questo caso rappresenta un passo significativo verso una gestione più umana e rispettosa delle scelte dei pazienti, ma anche un monito per migliorare le procedure e garantire che la volontà dei malati terminali sia rispettata in tempi ragionevoli.

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