Il Venezuela ha subito un doppio terremoto il 24 giugno 2026 che ha provocato la morte di 3.889 persone e danni diffusi a nord del paese, in particolare a Caracas e La Guaira.
Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2026.
Dove è avvenuto e perché la scossa ha causato danni così gravi
Le scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 si sono verificate con soli 39 secondi di intervallo e hanno avuto epicentri localizzati nel comune di Veroes, a ovest di San Felipe.
Il sisma ha interessato la fascia costiera settentrionale, coinvolgendo la rete di faglie collegata ai sistemi di Boconó e San Sebastián.
Il contesto tettonico ha favorito una rottura estesa: le placche caraibica e sudamericana si muovono con uno scorrimento medio di circa 1,8 centimetri all’anno e la frattura ha propagato la rottura per lunghe distanze, amplificando gli effetti in superficie.
Bilancio delle vittime, feriti e dispersi
Le autorità hanno aggiornato il bilancio a 3.889 morti e 16.740 feriti. Le stime sui dispersi variano: le Nazioni Unite hanno proposto una soglia che va fino a 50.000 persone disperse, mentre altre valutazioni indicano una cifra attorno a 30.000. Le operazioni di ricerca e soccorso sono proseguite, con possibilità ridotte di trovare superstiti ma con squadre ancora impegnate nelle aree più colpite.
Le forze mobilitate comprendono circa 29.600 tra militari, agenti di polizia e soccorritori locali, insieme a 3.305 soccorritori internazionali e oltre 25.800 volontari; quasi 86.117 famiglie hanno ricevuto assistenza dalle autorità nazionali.
Danni materiali, impatto urbano e proteste
La devastazione ha colpito soprattutto la capitale e la provincia costiera: a Caracas e La Guaira circa l’80% degli edifici ha riportato danni gravi o è crollato parzialmente. Sono stati segnalati 885 edifici danneggiati e 189 crollati completamente in diverse aree urbane.
Durante una visita nelle zone colpite, Nicolás Ernesto Maduro Guerra è stato accolto da proteste. Una donna identificata come Damely Yaneth Díaz ha urlato: “Dovreste finire tutti in prigione. Io non ho perso una cucina, ho perso una figlia”. Le contestazioni hanno puntato il dito contro la qualità costruttiva di edifici della Grande Missione Abitativa e l’uso di terreni non idonei.
Mappe satellitari e misure di spostamento del terreno
Le immagini radar del progetto NISAR elaborate dal Jet Propulsion Laboratory, hanno mostrato spostamenti del terreno fino a 60 centimetri in alcune aree della costa. Le elaborazioni con la tecnica InSAR hanno ricostruito una fascia di rottura lunga circa 175 km e larga circa 20 km, con pattern di sollevamento e abbassamento differenziati.
Diversi centri di ricerca hanno fornito stime non identiche: il Caltech ha segnalato un offset vicino agli 80 centimetri, mentre le mappe di Sentinel-1 hanno indicato spostamenti di alcune decine di centimetri. Il geofisico Eric Fielding del JPL ha dichiarato: “Questo spiega perché i danni a Caracas e La Guaira sono stati così gravi” riferendosi al picco di spostamento osservato vicino a Catia La Mar.
Risposta internazionale, aiuti e costi della ricostruzione
La comunità internazionale ha attivato aiuti umanitari: il Vietnam ha annunciato un contributo urgente di 300.000 dollari e ha inviato una delegazione di 124 membri con una squadra cinofila per le ricerche. La squadra vietnamita ha ricevuto riconoscimenti ufficiali e una medaglia definita “Eroe del Venezuela” di prima classe per il lavoro svolto nelle operazioni di soccorso.
Le Nazioni Unite hanno lanciato appelli per finanziamenti mirati alla ricostruzione. Le prime stime dei danni diretti alle infrastrutture ammontano ad almeno 37 miliardi di dollari, cifra che delinea l’entità dell’impegno necessario per ricostruire abitazioni e servizi essenziali nelle regioni colpite.
Attività di soccorso e scosse di assestamento
Le operazioni di soccorso hanno affrontato una lunga sequenza di scosse: le autorità hanno registrato circa 890 scosse di assestamento dopo i due eventi principali. Squadre locali e internazionali hanno continuato le ricerche tra le macerie, fornendo anche assistenza medica e supporto logistico nelle tendopoli e nei centri di accoglienza temporanei.
La situazione rimane in evoluzione sul piano operativo e su quello delle stime sui dispersi, con interventi concentrati sulla ricerca di persone intrappolate e sulla gestione dell’emergenza abitativa nelle aree costiere più colpite.
