Il presidente Donald Trump ha emesso, pochi giorni prima dell’entrata in vigore, un ordine esecutivo che revoca le sanzioni e le tariffe previste contro la Russia dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026. La misura, firmata a metà di settembre, prevedeva imposizioni fino al 100% su merci provenienti dai principali importatori di petrolio russo e penalità per chi acquistasse energia dal Cremlino.
L’esecutivo afferma che la sospensione è nell'”interesse nazionale” degli Stati Uniti.
Il contesto normativo e la portata del provvedimento
La legge, sostenuta dal senatore deceduto Lindsey Graham doveva entrare in vigore entro 30 giorni dall’approvazione, imponendo dazi massimi su tutti i beni provenienti dai cinque maggiori acquirenti di greggio e gas russo, nonché su paesi che avessero involontariamente facilitato il contorno alle sanzioni.
L’ordine di Trump annulla questi provvedimenti, dichiarando che la certificazione è stata inviata al Congresso e che la deroga rimarrà valida finché l’amministrazione riterrà necessaria un’ulteriore azione.
Reazioni politiche negli Stati Uniti
Il provvedimento ha immediatamente suscitato l’indignazione di membri del Congresso. Il rappresentante democratico Don Beyer ha definito la decisione un “regalo” per il presidente russo Vladimir Putin accusando Trump di tradire gli alleati ucraini.
Altre voci repubblicane hanno criticato la mossa per i potenziali effetti sull’economia globale, soprattutto in un periodo in cui i prezzi del carburante sono già sotto pressione a causa del conflitto in Iran e delle elezioni di medio mandato americane.
Critiche del Congresso
Alcuni senatori hanno ricordato che la legge era stata concepita per “punire la Russia per la sua guerra di aggressione” e hanno sottolineato che il potere presidenziale di revocare le sanzioni è stato deliberatamente inserito per consentire adattamenti rapidi, ma non per aggirare l’intento del legislatore. La discussione si è intensificata nella Camera dei Rappresentanti, dove i democratici hanno chiesto un’indagine sul contatto tra l’amministrazione e la compagnia energetica russa per il patto sul diesel.
Le proteste internazionali: Cina, India ed Europa
Cina e India, tra i maggiori acquirenti di energia russa, hanno espresso preoccupazione per le implicazioni delle sanzioni originarie e per la nuova svolta americana. Pechino ha denunciato la “giurisdizione a lungo raggio” priva di fondamento nel diritto internazionale, mentre Nuova Delhi ha avvertito che le tariffe avrebbero potuto danneggiare i rapporti bilaterali. In parallelo, la Commissione europea ha seguito da vicino gli sviluppi, temendo un possibile impatto negativo sui flussi commerciali internazionali.
Intervento della ministra finlandese Elina Valtonen
Durante un forum a Singapore il 13 ottobre la ministra degli esteri finlandese Elina Valtonen ha condannato la decisione americana, definendola “un’idea sbagliata alimentare la macchina da guerra imperiale della Russia”. Valtonen ha invitato gli Stati Uniti, come “leader del mondo libero”, a sostenere l’Ucraina e ha proposto di limitare i visti turistici per i cittadini russi fino alla fine del conflitto. Ha inoltre sottolineato la necessità di un’azione più forte da parte dell’UE contro la guerra ibrida che Mosca conduce contro l’Europa.
Il dibattito rimane aperto e le conseguenze di questa deroga potrebbero riflettersi sia sui mercati energetici mondiali sia sulle relazioni diplomatiche tra Washington, Mosca e i principali alleati occidentali.
