Un episodio di violenza si è verificato lungo il tratto di frontiera che separa la Bielorussia dalla Letonia, dove individui mascherati hanno tentato di costringere circa venti migranti irregolari a varcare il confine. Durante l’azione hanno danneggiato una centralina elettrica, sottratto telecamere di sorveglianza e, dopo aver creato scompiglio, sono ritornati sul territorio bielorusso.
Lukashenko respinge le accuse di coinvolgimento
Nel corso di una riunione sullo stato di pronto intervento il presidente Alexander Lukashenko ha dichiarato che la Bielorussia non ha alcun ruolo nell’incidente, definendolo un pretesto ideologico orchestrato da Praga per accedere a fondi dell’Unione Europea. “Non abbiamo nulla a che fare con questo”, ha affermato, aggiungendo che qualsiasi operazione di incursione in territorio straniero richiederebbe il suo consenso personale, cosa che non è avvenuta.
Il gruppo “Black Rus” prende la responsabilità
Il giorno successivo, un canale Telegram ha diffuso un video in cui il misterioso gruppo autodefinitosi “Black Rus” rivendica l’azione di violazione del confine. Un membro coperto da una maschera e con voce modificata, che si fa chiamare “Nemano”, annuncia che l’attacco era soltanto una fase di prova e promette ulteriori incursioni lungo altri punti di frontiera NATO.
Le dichiarazioni di Nemano
Nel messaggio video, Nemano racconta che tre dei suoi compagni hanno attraversato la zona di Kraslavsky, scontrandosi con le forze di difesa lettoni. Il discorso è stato accompagnato da richieste di intimidazione, suggerendo che il prossimo obiettivo potrebbe includere “operazioni più audaci”.
Le analisi degli esperti di sicurezza
Il Centro strategico di comunicazione della NATO a Riga rappresentato da Jānis Sārts ha definito l’attività di Black Rus una operazione informativa coordinate da servizi di intelligence russi e bielorussi. Secondo Sārts, un’organizzazione clandestina di tale natura non può operare indipendentemente all’interno di questi due paesi, ma funge da front man per nascondere la reale paternità delle azioni.
L’ex giornalista militare bielorusso in esilio, Dmitry Khalko ha paragonato il gruppo ai famosi “soldati verdi” che hanno partecipato all’annessione della Crimea nel 2014, definendoli un “sostituto più oscuro”. Khalko sostiene che l’utilizzo di un nome neutro consente a Mosca e Minsk di negare ogni responsabilità diretta mantenendo allo stesso tempo la capacità di compiere atti di sabotaggio.
Le indagini della sicurezza lettone
Il Servizio di Sicurezza dello Stato lettone (VDD) ha aperto un procedimento penale contro la presunta organizzazione criminale responsabile di “atti gravissimi contro la pace e la sicurezza nazionale”. Le autorità stanno esaminando la struttura operativa di Black Rus e il legame con eventuali organi di stato. Inoltre, il ministro della Difesa lettone, Raimonds Melnis ha chiesto di potenziare l’uso di armi non letali per fronteggiare simili intrusioni.
