La dipendenza dai Social Network COMMENTA  

La dipendenza dai Social Network COMMENTA  

Potete immaginarvi di essere scollegati/offline e trascorrere un fine settimana senza internet al tuo fianco?

Non è facile capire le sfumature derivanti dal PC e internet, oltre a tutti i benefici dell’era del computer. E’ un po’ come cercare di immaginare la vita senza elettricità anche prima dell’avvento della radio e della televisione. E’ come sentirsi vuoti e senza scopo, perché questa generazione, abituata a tanta comodità, non è disposta a “solo” la luce di una lampada o di una candela e trovare qualcos’altro da fare, che non dipende da energia elettrica o almeno una sorgente a batteria.

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Di recente ho letto un articolo interessante sul NewYorkTimes, che mi ha ispirato a scrivere. Si parlava di idee e libri da Sherry Turkle, docente di studi di scienze sociali e la sua tesi che “il mondo online non è più un luogo di libertà e di reinvenzione.” L’era digitale ha portato grandi benefici di cui io sono un fan e concordo sul fatto che se usato in modo equilibrato, queste risorse sono fantastiche! Tuttavia, la linea sottile tra il buon uso e la dipendenza non è sempre percepita. Molte persone stanno già asserviti agli appelli di profili su Facebook, Twitter, LinkedIn, MySpace e Google +.

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E’ vero che i social network e i mondi virtuali sono più utili per il marketing, la socializzazione e l’accesso a tale istante “informazioni”, veicolata in pochi caratteri microblogging.

Ma, una tendenza sociale che è cresciuta si può riassumere in un termine che definisce ciò che stiamo vivendo in questa era digitale: Paura di perdere.

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In un mondo competitivo e in modo immediato, la gente ha bisogno di sapere tutto più velocemente, comprare qualcosa o partecipare a un evento prima degli altri, al fine di evitare la paura di esclusione e l’ansia di fare scelte sbagliate.

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