Proseguono le proteste degli autotrasportatori al Sud, con come conseguenza diversi scaffali vuoti nei supermercati, con le famiglie italiane preoccupate, una situazione che ricorda molto quella del periodo del Covid.
Supermercati vuoti, cresce il panico tra le famiglie italiane: la situazione
In attesa di capire cosa accadrà nella giornata di oggi, quando è previsto un Consiglio dei Ministri per varare un decreto con un pacchetto di norme al fine di aiutare i settori dell’autotrasporto e dell’agricoltura, la situazione al Sud è sempre più difficile, com molte famiglie preoccupate.
Le proteste infatti stanno facendo rallentare le consegne, con come conseguenza tant i scaffali dei supermercati vuoti. In particolare la situazione è difficile in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. A Napoli Confesercenti Campania ha parlato di scaffali riforniti solo per metà. In diversi punti vendita della capoluogo campano e della Provincia, però, a completare lo svuotamento degli scaffali è stata la corsa alle scorte, tanto che da più parti, associazioni di categoria comprese, è arrivato l’invito esplicito a non fare incetta di prodotti.
Tra i prodotti che mancano o che scarseggiano troviamo le uova, la carne e la verdura. A Termoli gli scaffali dei supermercati sono in parte svuotati a causa del mancato approvvigionamento delle derrate alimentari, in particolare frutta, verdura ma anche prodotti imbustati.
Come nel 2020 con il Covid, scaffali vuoti e famiglie nel panico: cosa succede davvero nei supermercati
I reparti del fresco sono carenti un pò ovunque, con come detto la situazione più difficile al Sud. Cresce la preoccupazione delle famiglie e soprattutto la corsa alle scorte, nonostante l’invito appunto a non fare incetta dei prodotti. Da quanto si apprende è soprattutto la pasta a finire nelle scorte delle famiglie, nonostante il fatto che per i prodotti a lunga conservazione e i generi alimentari in scatola non si registrano particolari problemi di approvvigionamento. Le foto degli scaffali vuoti e la preoccupazione della famiglia ricorda molto quanto accadde nel 2020, a inizio pandemia da Covid. La corsa agli acquisti e in alcuni casi l’assalto a ciò che rimane nei supermercati è un comportamento impulsivo nel quale appunto le persone c omprano i beni di necessità per paura di una carenza imminente o di una crisi, facendo incetta di prodotti. Queste le parole di Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli: “Il camion fermo svuota il magazzino, è vero, ma lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà basta un’immagine inoltrata nella chat del condominio affinché migliaia di persone decidano nello stesso momento di comprare per tre settimane, e a quel punto la carenza che si temeva diventa reale e l’emergenza si esaspera. Nella letteratura scientifica il fenomeno ha un nome, panic buying, ed è stato studiato soprattutto durante le emergenze sanitarie. Una revisione pubblicata nel 2020 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health da ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore lo riconduce a quattro famiglie di cause: la percezione della minaccia e della scarsità, la paura dell’ignoto, il bisogno di ridurre l’ansia riprendendo il controllo della situazione, l’influenza della propria rete sociale. In questi giorni le abbiamo viste agire tutte insieme, nelle stesse strade.”
