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Il 15 segna l’inizio di un incubo per Alberto Trentini, operatore umanitario di 46 anni, che si trovava in Venezuela per sostenere le comunità vulnerabili attraverso l’ong Humanity & Inclusion. Poco dopo il suo arrivo a Caracas, avvenuto il 17 ottobre, Trentini viene arrestato da un posto di blocco mentre si dirigeva verso Guasdualito per distribuire aiuti umanitari.
I primi giorni di detenzione
Durante le prime fasi della sua detenzione, la famiglia di Trentini vive nella più totale ignoto. Per oltre due mesi, non ricevono notizie sul suo stato di salute e non hanno alcun contatto con lui. Il governo italiano, attraverso una nota di Palazzo Chigi nel gennaio 2026, comunica che sono stati attivati tutti i canali diplomatici per cercare di risolvere la situazione.
Il primo contatto
Dopo 181 giorni di silenzio, il 16 maggio arriva finalmente una telefonata dal carcere in cui Trentini rassicura i familiari, confermando di essere in buone condizioni e di ricevere le necessarie cure mediche. Questo contatto, frutto di intense pressioni diplomatiche, viene accolto con un misto di sollievo e preoccupazione da parte della famiglia e delle autorità italiane.
L’impegno del governo italiano
Nei mesi successivi, il governo italiano continua a monitorare la situazione. Il 12 aprile, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, contatta la madre di Trentini, Armanda Colusso, per rassicurarla sul lavoro delle istituzioni. Tuttavia, la madre esprime la sua indignazione in una conferenza stampa, sottolineando la mancanza di contatto tra il governo italiano e quello venezuelano fino a quel momento.
Le parole di speranza
Nonostante le parole dure di Armanda, i genitori di Trentini decidono di mantenere un certo riserbo. In un comunicato, chiedono rispetto per il silenzio richiesto da Palazzo Chigi, sottolineando che ogni parola può influenzare negativamente il processo di liberazione di Alberto.
La liberazione e il ritorno a casa
Finalmente, il 12 gennaio 2026, arriva la notizia tanto attesa: Alberto Trentini è stato liberato. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia che l’operatore umanitario è ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. La premier Meloni esprime la sua gioia per la liberazione, ringraziando le autorità venezuelane per la loro collaborazione.
Il ritorno a casa di Trentini segna la fine di un viaggio drammatico e complesso, caratterizzato da momenti di angoscia, speranza e attesa. La sua storia non è solo la cronaca di una detenzione, ma un esempio di come la diplomazia e la solidarietà possano giocare un ruolo fondamentale nei momenti più critici.