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Cinque Stati europei, Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, hanno formalmente accusato la Federazione Russa di aver avvelenato l’oppositore politico Alexei Navalny utilizzando una tossina rara, durante la sua detenzione in una colonia penale siberiana nel 2024.
Secondo una dichiarazione congiunta resa pubblica alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, i governi europei affermano che l’analisi di campioni biologici di Navalny ha rilevato la presenza di epibatidina, una tossina estremamente letale estratta dalla pelle delle rane freccia del Sud America – una sostanza che non si trova naturalmente sul territorio russo.
Gli Stati coinvolti sostengono che la presenza di epibatidina nei campioni del corpo di Navalny è stata confermata da laboratori europei; solo uno Stato dotato di risorse, movente e accesso avrebbe potuto somministrare tale veleno durante la detenzione. É stato pertanto segnalato il caso all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) per possibile violazione della Convenzione sulle Armi Chimiche.
Il Regno Unito, in particolare, ha dichiarato che gli elementi raccolti dimostrano come lo Stato russo abbia deliberatamente utilizzato questo agente tossico in funzione omicida per eliminare un oppositore politico temuto.
Alexei Navalny, figura di spicco dell’opposizione russa e feroce critico del presidente Vladimir Putin, era stato arrestato al suo ritorno in Russia nel 2021 e condannato a 19 anni di carcere per accuse controverse di “estremismo”.
Nel febbraio 2024, Navalny è morto in una colonia penale situata oltre il Circolo Polare Artico. Le circostanze della sua morte sono da tempo al centro di indagini internazionali e controversie politiche, con sospetti diffusi di uso di agenti chimici proibiti.
Reazioni Internazionali e Negazioni di Mosca
La Russia ha respinto le accuse come “insinuazioni prive di fondamento” e ha negato qualsiasi responsabilità diretta nella morte dell’oppositore, suggerendo che le affermazioni dei Paesi europei siano strumentali per distrarre dalle priorità occidentali.
D’altra parte, figure politiche e diplomatiche dell’Unione Europea hanno sottolineato la necessità di trasparenza, di rispetto delle norme internazionali sulle armi chimiche e di responsabilità per le azioni contro membri dell’opposizione politica.