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Artemis II: la missione con equipaggio che riporta l'uomo oltre l'orbita terrestre

Artemis II: la missione con equipaggio che riporta l'uomo oltre l'orbita terrestre

Artemis II ha lasciato il Kennedy Space Center con a bordo Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen per una missione di prova attorno alla Luna che durerà circa dieci giorni

La missione Artemis II è decollata dal Kennedy Space Center in Florida con un equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Dopo il lancio la navicella Orion ha raggiunto l’orbita terrestre, dove rimarrà per circa 25 ore per verifiche e test dei sistemi prima della manovra verso la Luna. Si tratta del primo volo umano oltre l’orbita terrestre dopo oltre mezzo secolo: la missione non prevede un allunaggio, ma un sorvolo che porterà gli astronauti oltre il lato più lontano dalla Terra, rendendoli gli esseri umani più distanti mai spediti.

Fasi iniziali e controlli in orbita

Una volta inserita in orbita, la priorità dell’equipaggio è stata la verifica completa della capsula Orion e dei suoi sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione. I team a terra, in particolare il centro di controllo di Houston, hanno coordinato prove come la dimostrazione delle operazioni a breve distanza e le sequenze di accensione per l’innalzamento dell’apogeo e del perigeo: la cosiddetta apogee raise burn e le manovre di regolazione dell’orbita che preparano la traiettoria translunare. Nel corso delle prime ore è previsto anche il dispiegamento dei pannelli solari, essenziali per alimentare i sistemi di bordo durante l’intero viaggio.

Dispiegamento dei pannelli e routine di bordo

Circa 18 minuti dopo il decollo è iniziata la sequenza di apertura dei quattro pannelli solari di Orion: ogni pannello integra migliaia di celle fotovoltaiche e può orientarsi su più assi per seguire il Sole. Questo sistema garantisce energia continua per avionica, comunicazioni e supporto vitale. Le telecamere montate esternamente permettono al personale a terra di monitorare la struttura e, contemporaneamente, offrono immagini che aiutano a verificare lo stato della navicella durante le fasi critiche di configurazione.

Manovre di prossimità e risoluzione di un guasto a bordo

Uno degli obiettivi iniziali completati con successo è stata la dimostrazione delle operazioni di prossimità, durante la quale Orion ha eseguito una serie di avvicinamenti e allontanamenti controllati utilizzando lo stadio superiore ICPS come bersaglio di riferimento. L’attività, durata circa 70 minuti, ha fornito dati importanti sulle capacità di manovra manuale e automatica della navicella. Contemporaneamente l’equipaggio ha gestito un problema con la toilette a bordo: lavorando con il centro di controllo è stata ripristinata la piena funzionalità del Universal Waste Management System, una soluzione molto più avanzata rispetto ai metodi usati nelle missioni Apollo.

Dettagli tecnici delle operazioni

Al termine delle prove di prossimità Orion ha eseguito una separazione automatica dall’ICPS, che è destinato a rientrare e disintegrarsi sopra una vasta area dell’oceano Pacifico. Le manovre eseguite in orbita terrestre includono accensioni calibrate dei motori secondari e la preparazione del profilo di trasferimento verso il sistema Terra-Luna. In questo contesto il team verifica continuità di trasmissione, integrità dei sensori e parametri ambientali interni alla capsula per garantire che la fase translunare proceda senza imprevisti.

Il razzo, le misure di sicurezza e il significato della missione

Il lancio è stato effettuato con il razzo Space Launch System (SLS), la cui architettura comprende due booster laterali a propellente solido e un imponente stadio centrale con motori RS-25. Lo stadio superiore ICPS ha il compito di fornire la spinta finale per l’inserimento sulla traiettoria lunare. In caso di emergenza sono previste diverse procedure di salvataggio: dal sistema di interruzione del lancio (Launch Abort System) fino a profili di rientro che sfruttano il motore di Orion o rotte a ritorno libero che sfruttano la gravità lunare per riportare la capsula verso la Terra senza ulteriori accensioni.

Il successo del lancio è considerato fondamentale per i piani futuri della NASA e dei suoi partner internazionali. Figure come il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, e il ministro con delega alle politiche spaziali, Adolfo Urso, hanno sottolineato il valore della cooperazione: l’Italia partecipa agli accordi internazionali e contribuirà alla realizzazione di moduli abitativi per la superficie lunare. Artemis II è quindi una tappa operativa e simbolica, ponte verso gli allunaggi successivi e, nel futuro, verso missioni più ambiziose come l’esplorazione umana di Marte.