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Artemis II supera Apollo 13 e offre immagini inedite del lato nascosto della Luna

Artemis II supera Apollo 13 e offre immagini inedite del lato nascosto della Luna

Artemis II ha superato il primato di Apollo 13: gli astronauti hanno registrato immagini e audio, osservato un'eclissi solare visibile solo dallo spazio e catturato l'Earthrise

Il programma Artemis II ha segnato una tappa storica nel viaggio umano nello spazio: quattro astronauti a bordo della navicella Orion hanno raggiunto una distanza dalla Terra che ha superato il primato stabilito da Apollo 13. La missione, documentata in diretta da Houston, ha permesso all’equipaggio di osservare fenomeni che sulla Terra non sono visibili in modo diretto e di inviare immagini e commenti audio che già stanno alimentando studi scientifici e narrativi.

Tra gli eventi salienti registrati durante il sorvolo c’è stata un’eclissi solare della durata di circa 53 minuti, osservabile solo dalla traiettoria della capsula e non dalla Terra. Il controllo missione ha temporaneamente perso il collegamento radio quando la Luna si è frapposta tra Orion e il nostro pianeta; il blackout è stato breve e i contatti sono stati ristabiliti poco dopo l’1:25-1:30, permettendo all’equipaggio di condividere la vista dell’Earthrise, l’alba lunare con la Terra che spunta oltre l’orizzonte lunare.

Le osservazioni visive e i luoghi di interesse

Durante il sorvolo del lato nascosto della Luna gli astronauti hanno fotografato e commentato dettagli che fino ad oggi erano conosciuti soprattutto tramite sonde. Tra i punti fotografati figurano il Bacino Orientale, visibile ora nella sua interezza, e il cratere Glushko, celebre per le striature chiare che si estendono per centinaia di chilometri. Gli equipaggi hanno notato variazioni di colore e texture, dalle sfumature grigie a toni più bruni e persino verdastri in prossimità di formazioni come Aristarchus, elementi che possono offrire indizi sulla composizione delle colate laviche e sull’età relativa delle superfici.

Il terminatore e la dinamica della luce

Uno degli aspetti più suggestivi descritti dall’equipaggio è stata la linea di confine tra luce e ombra, il cosiddetto terminatore. Quella transizione mette in evidenza rilievi, valli e crateri con ombre nette che facilitano l’identificazione delle strutture geologiche. Gli astronauti hanno raccontato la percezione spaziale alterata: la Luna appariva grande come una palla da basket tenuta a braccio teso e il movimento della navicella non è percepito come sulla Terra, poiché mancano punti di riferimento vicini che diano la sensazione di velocità.

Perché queste osservazioni contano per la scienza

Le immagini e le annotazioni raccolte da Artemis II sono preziose perché il lato nascosto conserva tracce geologiche meno alterate rispetto alla Terra. Con una crosta mediamente più spessa, un numero maggiore di crateri e meno mari lunari, questa regione funge da archivio primario per ricostruire la storia del sistema Terra-Luna. I dati serviranno a pianificare future missioni di allunaggio umano e robotico, oltre a permettere analisi comparative con i campioni riportati da missioni precedenti e con le osservazioni delle sonde, incluse quelle cinesi come le missioni Chang’e 4 e Chang’e 6, rispettivamente del 2019 e del 2026.

Strumentazione e metodi di osservazione

Per documentare il sorvolo l’equipaggio ha utilizzato un kit che comprende 32 telecamere e numerosi sensori: ci sono telecamere esterne per l’ingegneria, dispositivi portatili come reflex e GoPro e perfino gli smartphone autorizzati dalla NASA. Questi strumenti, insieme alle registrazioni audio degli appunti degli astronauti, permetteranno agli scienziati di analizzare aspetti come la luminosità dei piccoli crateri, l’aspetto della corona solare durante l’eclissi e possibili lampi d’impatto o dispersione di polveri al bordo lunare.

Significato storico e prospettive future

Oltre al valore scientifico, la missione ha un grande valore simbolico: Artemis II ha superato il primato di distanza umana stabilito da Apollo 13 (400.171 km, aprile 1970) raggiungendo una massima distanza che è stata segnalata intorno a 406.777 km, e tornando a dare all’occhio umano la possibilità di vedere da vicino aree mai osservate direttamente prima. I quattro membri dell’equipaggio — Christina Koch, Victor Glover, Jeremy Hansen e Reid Wiseman — hanno raccontato sensazioni personali che spaziano dall’incanto per l’Earthrise alla meraviglia davanti al terminatore, sottolineando come queste esperienze rafforzino la cooperazione e la curiosità per le missioni future.

In conclusione, il sorvolo di Orion ha coniugato record storico, osservazioni scientifiche e immagini spettacolari che saranno elaborate nei mesi a venire. Le indicazioni raccolte dalla missione aiuteranno a definire i prossimi passi del programma Artemis e a progettare missioni che riportino esseri umani sulla Luna con obiettivi scientifici sempre più ambiziosi.