Un agricoltore di passaggio ha trovato due auto completamente carbonizzate in una campagna tra Salice Salentino e Guagnano, al confine con la provincia di Brindisi: i resti sono ora al centro delle indagini sull’assalto armato al portavalori avvenuto lunedì scorso. La segnalazione ha messo subito in moto i carabinieri, che hanno delimitato l’area e avviato rilievi tecnico-scientifici per capire se quei mezzi siano stati usati durante l’azione.
Le condizioni dei veicoli lasciano poche illusioni: i rottami mostrano segni coerenti con incendi appiccati volontariamente per cancellare tracce utili alle indagini. Sul posto sono stati recuperati frammenti e materiali combusti, mentre i primi fotogrammi raccolti fanno pensare che sui mezzi fossero montati lampeggianti per simulare auto di scorta e confondere eventuali controlli. I resti saranno sottoposti ad analisi chimiche per verificare la presenza di acceleranti e ricercare parti riconoscibili che permettano di risalire all’identità dei veicoli.
Secondo le carte acquisite dagli investigatori, le due vetture individuate sono un Alfa Romeo Stelvio di colore scuro e una Kia Sportage bianca, entrambe in condizioni tali da rendere necessario il sequestro e il recupero dei residui per gli accertamenti forensi. Non è l’unico mezzo collegato all’operazione: gli inquirenti avrebbero già collegato una terza auto, ritrovata nei pressi del cimitero locale, a indicare un uso coordinato di più vetture per agevolare la fuga del gruppo.
Ricostruzione e fonti video
Dai rilievi emerge che le auto sarebbero state abbandonate e incendiate immediatamente dopo l’assalto. I carabinieri stanno mappando la posizione dei mezzi per ricostruire le possibili vie di fuga e i punti di cambio di vettura, mentre l’analisi delle telecamere stradali e dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati è in corso per incrociare orari, spostamenti e volti. Impronte digitali, residui di combustione e tracce biologiche repertate sul posto potrebbero rivelarsi decisive se confrontate con banche dati nazionali.
Chi c’era e quali responsabilità
Gli elementi raccolti finora indicano il coinvolgimento di più persone, con ruoli differenziati nella pianificazione e nell’esecuzione dell’assalto. Al momento non risultano comunicati ufficiali su fermi o nuovi arresti oltre a quelli già segnalati: dalle scritture investigative emerge però che due persone sarebbero state arrestate tra gli otto sospettati collegati all’azione. Gli inquirenti mantengono riserbo sui nomi non ancora iscritti nel registro degli indagati per non compromettere le verifiche in corso.
Il valore delle testimonianze
La tempestiva segnalazione dell’agricoltore ha permesso di mettere in sicurezza l’area e di indirizzare i primi rilievi. I residenti della zona sono stati ascoltati e le loro dichiarazioni, insieme alle immagini estratte dalle telecamere, rappresentano per gli investigatori una chiave di lettura fondamentale per ricostruire movimenti e contatti nelle ore precedenti al ritrovamento.
Reazioni istituzionali e visite sul campo
Dopo le operazioni sul territorio, il comando ha intensificato il coordinamento operativo e le procedure di tutela per il personale coinvolto. Il generale di corpo d’armata Massimo Masciulli ha incontrato i militari impegnati nelle indagini, tra cui il brigadiere Donato Russo, ricoverato al reparto Dea dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce a seguito delle ferite riportate durante l’intervento. Nel corso della visita il generale ha elogiato il coraggio e la determinazione del personale; dai documenti emerge inoltre che il loro operato avrebbe contribuito all’arresto di due sospetti. La cerimonia, pur riservata, ha visto la presenza di rappresentanti civili e militari e si è tradotta in riconoscimenti per singoli operatori e reparti.
Tra i nomi citati nei verbali figurano il brigadiere Alberto Candini, il vicebrigadiere Massimiliano Patarnello, l’appuntato scelto Vito Serrano, l’appuntato Andrea Pierri, il luogotenente Cosimo Giudice, il brigadiere Emanuele Taurino e l’appuntato scelto speciale Alfredo Montinaro. Anche reparti di Brindisi hanno ricevuto attestazioni, alla presenza del prefetto Natalino Manno, del questore e del comandante provinciale della guardia di finanza.
Prossime mosse investigative
Le attività proseguiranno con approfondimenti forensi sui materiali incendiati, analisi balistiche, esami su eventuali tracce biologiche e comparazioni con banche dati nazionali. Sono in corso verifiche sui tracciati GPS, sugli apparati elettronici recuperati e sulle registrazioni video; i risultati di queste analisi dovranno orientare eventuali richieste di rogatoria, comparazioni biometriche e provvedimenti giudiziari.
Implicazioni per la sicurezza locale
L’uso coordinato di più mezzi e la simulazione di auto di servizio con lampeggianti fanno pensare a una pianificazione accurata, concepita per eludere controlli e ostacolare l’identificazione. Le autorità stanno valutando possibili collegamenti con altri episodi simili nella regione e individuando misure per colmare eventuali vulnerabilità logistiche e migliorare il coordinamento interforze.
Le condizioni dei veicoli lasciano poche illusioni: i rottami mostrano segni coerenti con incendi appiccati volontariamente per cancellare tracce utili alle indagini. Sul posto sono stati recuperati frammenti e materiali combusti, mentre i primi fotogrammi raccolti fanno pensare che sui mezzi fossero montati lampeggianti per simulare auto di scorta e confondere eventuali controlli. I resti saranno sottoposti ad analisi chimiche per verificare la presenza di acceleranti e ricercare parti riconoscibili che permettano di risalire all’identità dei veicoli.0