Il nuovo decreto Autovelox introduce regole più rigide per il controllo della velocità sulle strade italiane, stabilendo criteri precisi per l’omologazione e la verifica dei dispositivi. La normativa ha già portato allo spegnimento di centinaia di apparecchi non conformi e apre nuovi scenari per gli automobilisti che ricevono multe da strumenti non in regola.
Ecco tutti i dettagli e cosa cambia.
Nuove regole per gli autovelox: stop ai dispositivi non conformi e obbligo di omologazione
Il 12 luglio è entrato ufficialmente in vigore il nuovo decreto Autovelox emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con l’obiettivo di introdurre regole più precise e uniformi sull’utilizzo dei rilevatori di velocità.
Il provvedimento arriva dopo anni di incertezze normative e dopo numerosi ricorsi presentati dagli automobilisti contro multe emesse tramite apparecchi privi della corretta omologazione. La normativa stabilisce infatti criteri dettagliati per la certificazione dei dispositivi, definendo caratteristiche tecniche, modalità di controllo, procedure di taratura e verifiche necessarie prima e dopo l’installazione.
Una delle principali novità riguarda la distinzione tra approvazione e omologazione, due procedure che negli anni erano state spesso considerate equivalenti, ma che la giurisprudenza ha invece ritenuto differenti.
La Corte di Cassazione ha chiarito che un dispositivo semplicemente approvato non può sostituire un apparecchio regolarmente omologato, aprendo la strada a numerose contestazioni sulle multe. Con il nuovo decreto, quindi, non sarà più sufficiente ottenere un’autorizzazione amministrativa: ogni autovelox dovrà dimostrare di rispettare specifici requisiti tecnici attraverso un vero percorso di omologazione.
Per questo motivo oltre 800 dispositivi presenti sul territorio nazionale, risultati privi dei requisiti richiesti, sono stati temporaneamente disattivati. In particolare, circa 850 apparecchi non omologati sono stati spenti e potranno tornare operativi solo dopo aver superato le verifiche previste dalla nuova disciplina. Restano invece attivi circa 3.150 dispositivi considerati conformi alle regole attuali. Gli apparecchi approvati dal Ministero dopo il 2017 hanno ottenuto un riconoscimento automatico, mentre quelli più datati dovranno essere sottoposti agli accertamenti necessari per ottenere la certificazione.
Autovelox, cambia tutto con il nuovo decreto: cosa succede alle multe e quando è possibile contestarle
Il decreto introduce una sorta di “patente di affidabilità” per gli autovelox, stabilendo parametri molto rigorosi per garantire la precisione delle rilevazioni. Ogni dispositivo dovrà dimostrare di funzionare correttamente nel rilevare il passaggio dei veicoli, attribuire la velocità al mezzo corretto, identificare la targa e riconoscere la categoria del veicolo. In particolare, l’apparecchio dovrà riuscire a rilevare almeno il 90% dei veicoli in transito, assegnare la velocità con un livello di accuratezza minimo del 95%, leggere le targhe con una precisione del 95% e distinguere correttamente la tipologia del mezzo.
Sono previsti inoltre controlli periodici obbligatori. Ogni anno gli autovelox dovranno essere sottoposti alla verifica della taratura e della funzionalità: se non supereranno gli accertamenti o presenteranno certificazioni scadute, non potranno essere utilizzati per elevare sanzioni. Anche i margini di errore ammessi saranno particolarmente ridotti: per velocità fino a 100 km/h lo scarto massimo consentito sarà inferiore a 3 km/h, mentre oltre tale limite non potrà superare il 3%.
La nuova normativa prevede anche una maggiore trasparenza nella gestione degli apparecchi. Ogni autovelox dovrà avere una documentazione completa, una sorta di “carta d’identità tecnica”, contenente il decreto di omologazione, i certificati, i verbali delle verifiche, le informazioni sulla taratura e gli interventi di manutenzione effettuati. Inoltre, i dispositivi saranno inseriti in una banca dati nazionale del Ministero, così da permettere un controllo più semplice sulla loro regolarità.
Per gli automobilisti cambia anche il modo di verificare la validità di una multa. Una sanzione basata su una rilevazione effettuata da un dispositivo non omologato o non regolarmente tarato può essere considerata contestabile. Chi riceve una multa potrà controllare le informazioni presenti nel verbale e verificare la situazione dell’apparecchio tramite i canali ufficiali del Ministero o del Comune interessato. In assenza di dati sufficienti, sarà possibile richiedere l’accesso agli atti per ottenere la documentazione necessaria.
Se dalle verifiche emerge che l’autovelox non rispettava i requisiti previsti, l’automobilista potrà presentare ricorso: al Prefetto entro 60 giorni dalla notifica della multa oppure al Giudice di Pace entro 30 giorni. Il nuovo decreto punta quindi a creare un sistema più chiaro e controllato, garantendo maggiore affidabilità nei rilevamenti e riducendo le contestazioni legate all’utilizzo di apparecchi non conformi.
