Dopo oltre tre decenni di attesa, il nuovo decreto sugli autovelox introduce regole più precise sull’utilizzo dei dispositivi di controllo della velocità. La riforma stabilisce quali apparecchi potranno continuare a sanzionare gli automobilisti e quali dovranno essere sospesi, aprendo però nuovi interrogativi sulla sicurezza stradale e sui possibili ricorsi.
Decreto sugli autovelox, nuove regole: oltre mille dispositivi verso lo stop
Dopo 34 anni di attesa è arrivato il decreto che stabilisce le nuove regole per l’omologazione degli autovelox. Dal 12 luglio il sistema italiano cambia: dei 4.060 apparecchi censiti dal Ministero dei Trasporti, 2.856 potranno continuare a rilevare le infrazioni, mentre 1.204 dovranno essere fermati fino al completamento delle procedure previste. La differenza non riguarda il funzionamento tecnico degli strumenti, ma la loro validità giuridica.
Come spiega Luigi Altamura, e riportato dal Corriere, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci, «alle 00.01, senza che cambi un solo limite, 2.856 apparecchi potranno continuare a fare multe e 1.204 andranno spenti». Il problema nasce dal fatto che per anni il Ministero aveva rilasciato soltanto approvazioni, mentre il Codice della strada richiedeva l’omologazione, senza però indicare una procedura precisa per ottenerla.
Il nuovo decreto prova quindi a fare chiarezza, riconoscendo come omologati alcuni modelli già approvati e conformi ai requisiti stabiliti. Ogni nuovo dispositivo dovrà comunque rispettare regole più rigide: dovrà essere omologato, controllato e sottoposto a taratura periodica prima e durante il suo utilizzo. Sono previste anche maggiori tutele per i dati raccolti, con immagini protette e oscuramento dei volti nelle rilevazioni frontali.
Decreto sugli autovelox, nuove regole: restano dubbi sull’applicazione del decreto
La sospensione di oltre mille autovelox preoccupa soprattutto per il possibile effetto sui comportamenti degli automobilisti, in particolare durante il periodo dell’esodo estivo. “Siamo all’inizio dell’esodo estivo, speriamo che non passi il messaggio che si può correre“, avverte Altamura, secondo cui il rischio è che lo stop ai dispositivi venga interpretato come un “liberi tutti”.
Le maggiori preoccupazioni riguardano anche il Tutor, il sistema che controlla la velocità media sulle autostrade. Secondo gli esperti, questi strumenti hanno contribuito a ridurre gli incidenti più gravi e a migliorare la sicurezza sulle strade. “Questi sistemi hanno salvato migliaia di vite“, ricorda Stefano Guarnieri al Corriere, presidente dell’associazione dedicata al figlio Lorenzo, morto in un incidente stradale. Anche Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, parla di «deregulation improvvisa», sottolineando che il Tutor è percepito dagli automobilisti come un sistema più equilibrato perché valuta la velocità lungo un tratto e non in un singolo momento.
Restano però alcune incertezze sul piano legale. Secondo Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, il decreto potrebbe non essere sufficiente a superare i problemi sollevati dalla Cassazione. “Un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge“, ipotizzando che i ricorsi possano continuare.
Il provvedimento, infatti, non cancella le vecchie sanzioni né rende automaticamente valide quelle già contestate. Dopo decenni di discussioni, quindi, la questione degli autovelox rimane ancora aperta. Altamura respinge infine l’idea degli autovelox come semplici strumenti per aumentare gli incassi dei Comuni, definendola “una grande bufala” e ricordando che le entrate maggiori derivano soprattutto da Ztl, parcheggi, corsie preferenziali e altri controlli sul territorio.
