Lo scandalo delle presunte frodi legate ai soccorsi sul Monte Everest ha acceso l’attenzione internazionale su una rete di pratiche ingannevoli che, secondo le autorità, avrebbe coinvolto guide alpine e operatori del settore turistico. L’inchiesta, sviluppata in Nepal, ipotizza che alcuni alpinisti stranieri siano stati indotti a richiedere evacuazioni in elicottero tramite strategie mirate a simulare o aggravare sintomi di malessere, trasformando situazioni costruite ad arte in opportunità di profitto illecito.
Truffa sul Monte Everest, alpinisti avvelenati da guide per falsi soccorsi
Secondo quanto emerso dalle indagini, come riportato dal New York Post e il The Independent, un sistema articolato avrebbe coinvolto diverse figure legate al turismo d’alta montagna sull’Everest, incluse guide alpine, operatori di elicotteri, strutture ricettive e personale sanitario. L’ipotesi investigativa descriverebbe un meccanismo coordinato volto a indurre situazioni di emergenza nei confronti di alpinisti stranieri, spesso facoltosi, così da spingerli a richiedere costosi interventi di soccorso aereo. In questo contesto, alcuni turisti sarebbero stati messi nelle condizioni di accusare sintomi riconducibili al mal di montagna attraverso pratiche ingannevoli, come l’alterazione di alimenti con sostanze capaci di provocare disturbi gastrointestinali oppure la somministrazione impropria di farmaci come il Diamox (acetazolamide), accompagnata da indicazioni che ne amplificavano gli effetti.
Il quadro investigativo, riportato anche da fonti come Kathmandu Post, evidenzia come tra il 2022 e il 2025 siano stati registrati centinaia di interventi di elisoccorso, molti dei quali ritenuti sospetti o simulati. Gli inquirenti stimano che circa 4.782 alpinisti internazionali siano stati coinvolti e che una parte significativa delle operazioni sia stata orchestrata per generare profitti indebiti, anche attraverso documentazione falsa e richieste di rimborso alle assicurazioni. La rete, secondo le autorità, avrebbe coinvolto complessivamente 32 soggetti tra cui dirigenti di compagnie, albergatori e operatori sanitari, configurando un sistema fraudolento strutturato e transnazionale.
“Avvelenati per soccorrerli”. Scandalo sull’Everest, preoccupante scoperta e indagine urgente
Le modalità operative ricostruite mostrerebbero due principali strategie: da un lato, convincere gli escursionisti impreparati a rinunciare alla discesa autonoma per optare per un trasferimento in elicottero; dall’altro, creare condizioni di disagio fisico tali da far percepire una reale emergenza medica. In ambienti sopra i 3.000 metri, dove sintomi come nausea, vertigini e mal di testa sono comuni, tali condizioni venivano sfruttate per rendere più credibile l’urgenza del soccorso. In alcuni casi, secondo le indagini, sarebbero stati persino manipolati i dosaggi dei farmaci o suggerite pratiche che contribuivano a peggiorare lo stato di salute percepito, inducendo i turisti a richiedere assistenza immediata.
L’inchiesta condotta dalla Nepal Police, insieme ad altri organi investigativi, avrebbe portato alla luce anche presunte falsificazioni di documenti medici e registri di volo, utilizzati per giustificare interventi e gonfiare i costi addebitati alle compagnie assicurative. In diversi casi, ospedali e operatori avrebbero emesso referti non veritieri o duplicato trattamenti inesistenti, contribuendo a richieste di rimborso particolarmente elevate. Le autorità stimano un danno economico complessivo di circa 20 milioni di dollari, con centinaia di episodi sospetti documentati. L’Ufficio investigativo centrale della polizia nepalese ha sottolineato come tali attività abbiano leso “orgoglio nazionale e la dignità del Nepal”, evidenziando la portata internazionale e la gravità del fenomeno.