Per bambino di due anni e mezzo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato è stata attivata la pianificazione condivisa delle cure (PCC), dopo il no a un nuovo trapianto. Ecco cosa significa.
Cos’è la pianificazione condivisa delle cure?
Che cosa si intende con pianificazione condivisa delle cure? Si tratta di un atto sanitario normato dalla legge 219/2017 e si basa su una comunicazione aperta ed empatica tra medico e paziente.
La norma di riferimento è per l’esattezza l’articolo 5 della Legge 219/2017. Questa norma consente dunque al paziente o, in caso di minore, ai genitori, di definire insieme quali trattamenti attivare, proseguire o limitare quando si è davanti a condizioni gravi, evolutive o irreversibili. Il fine è quindi quello di valutare insieme la proporzionalità delle cure, in modo da evitare sia l’accanimento terapeutico che l’abbandono. La PCC si attiva nel momento in cui le terapie intensive o i supporti vitali non modificano in modo importante la prognosi, oppure nei casi in cui il quadro clinico è stabile ma irreversibile.
Pianificazione condivisa delle cure: ecco cosa significa per il bambino con il cuore danneggiato
La pianificazione condivisa delle cure è stata attivata per il piccolo Domenico, il bambino di due anni a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato. Dopo il no degli esperti su un nuovo trapianto, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha appunto annunciato che è stata attivata la PCC. Oggi ci sarà il primo incontro tra la madre e l’equipe medica al fine di definire il percorso terapeutico. Come detto in precedenza, in questo modo si evita sia l’abbandono terapeutico sia l’accanimento. Ma ecco le parole dell’avvocato: “non si tratta di eutanasia ma di una procedura necessaria a evitare l’accanimento terapeutico, poiché purtroppo non vi sono più speranze di guarigione.”