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Chi paga davvero l’inquinamento in Italia, tra costi sanitari crescenti e leggi ambientali sempre più leggere

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Un focus racconta come inquinamento e leggi ambientali pesino su sanità, bilanci pubblici e sistema produttivo, tra costi in aumento, decisioni industriali e effetti collettivi spesso invisibili in Italia oggi.

Negli ultimi anni, il dibattito sulla competitività dell’Unione Europea ha cambiato tono. La parola d’ordine è “semplificazione”. Ma spesso, dietro, c’è altro. Un alleggerimento delle norme che riguarda soprattutto le leggi ambientali, raccontate come un freno, un fastidio. Un ostacolo alla crescita.

Competitività, inquinamento e leggi ambientali: quando le regole diventano il bersaglio

È

una narrazione comoda? O forse un po’ scivolosa? Diciamo che secondo alcuni lascerebbe intendere che per recuperare terreno economico l’Europa debba tornare a produrre come prima. O quasi. Con più margine per l’inquinamento, meno vincoli, meno controlli?

Secondo l’European Environmental Bureau, questa retorica è diventata negli anni una vera copertura politica per rinviare investimenti strutturali. Un modo per tenere in vita modelli produttivi obsoleti, scaricando sulla collettività costi che restano invisibili nei bilanci aziendali. Profitti concentrati, danni diffusi.

Il punto, che spesso sfugge nel rumore del dibattito, è semplice: l’inquinamento non è gratis. si sa… E non lo è mai stato, solo che non lo paga solo chi lo produce. Lo paghiamo generalmente un po’ tutti, cittadini, territori, sistemi sanitari. Ed è qui che il concetto stesso di competitività mostra purtroppo una crepa profonda.

Gli analisti lo ripetono da anni ormai, interpellati nei dossier e nelle audizioni pubbliche: meno regole non significa inevitabilmente più efficienza. Significa spesso semmai, rimandare il conto. E renderlo forse nel tempo più salato? Perché senza innovazione, senza investimenti tecnologici e senza una vera strategia energetica, il vantaggio potrbbe essere solo temporaneo…

Chi paga davvero inquinamento e leggi ambientali indebolite

I numeri aiutano a capire? Certo che sì, vanno poi anche interpretati e spesso però sono difficili da ignorare. Secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo costa ogni anno all’Unione Europea tra i 300 e i 400 miliardi di euro. Spesa sanitaria e così produttività persa. Giornate di lavoro bruciate? Morti premature?

Una cifra che supera, di molto, i risparmi ottenuti da una regolazione più debole. Eppure se ne parla poco. O male.

In Italia il quadro sembrerebbe essere è ancora più netto. Nel 2024, secondo le stime di Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il nostro Paese è risultato primo in Europa per numero di morti premature legate all’inquinamento atmosferico, sono cifre che pesano senza dubbio. Ottantamila decessi, un dato denunciato pubblicamente dalla Società Italiana di Medicina Ambientale. Soprattutto al Nord. Zone industriali. Pianure chiuse. Aria che ristagna.

C’è poi un altro aspetto, spesso rimosso o smeplicemente dimenticato? Il peso sul Servizio Sanitario Nazionale… una quota rilevante della spesa pubblica è legata a patologie connesse a fattori ambientali: malattie respiratorie, cardiovascolari, oncologiche. Miliardi di euro ogni anno. Che nessuna impresa mette a bilancio.

Il meccanismo è elementare, quasi brutale si potrbbe dire… Se un’azienda non investe in tecnologie pulite, il risparmio resta privato. Quando però quell’inquinamento produce malattia, assenze dal lavoro, cure di lungo periodo, il costo diventa pubblico. Ridurre le leggi ambientali, in questo senso, significa spostare risorse dal welfare ai profitti. Con un saldo negativo per tutti. Le aziende da sole non possono farcela hanno bisogno sicuramente di aiuti, soprattutto le pmi.

E qui cade anche il falso dilemma tra ambiente e crescita. Le politiche ambientali non sono un lusso ideologico. Sono strumenti di politica industriale. Riducono costi sanitari, stimolano innovazione, creano nuovi mercati. Rinviare la transizione, al contrario, accumula debito. Ambientale. Economico. Sociale.

L’Italia, con un sistema sanitario sotto pressione e un’industria energivora, non può permettersi questa miopia. Non a lungo perlomeno e non senza pagarne il prezzo.