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Una ricerca condotta dall’Università di Padova in collaborazione con la Wake Forest University ha analizzato l’effetto della presenza altrui sulla risposta allo stress. Lo studio, pubblicato su Psychophysiology il 16 febbraio, ha indagato come la semplice vicinanza di un’altra persona influisca sulla reattività del sistema nervoso in condizioni di stress acuto.
La sperimentazione ha coinvolto 70 donne e ha adottato il Trier Social Stress Test, un protocollo standardizzato per indurre tensione emotiva. Misurando il riflesso di trasalimento, gli autori hanno rilevato differenze significative tra partecipanti sole e partecipanti accompagnate, indipendentemente dal grado di familiarità con la persona vicina.
Metodologia e indicatori fisiologici
La ricerca ha scelto il trasalimento come misura principale. Il trasalimento è una risposta muscolare automatica a stimoli improvvisi. Un aumento del riflesso indica un più elevato stato di vigilanza percepita. I partecipanti sono stati assegnati a tre condizioni sperimentali: isolamento, presenza del partner e presenza di uno sconosciuto. L’obiettivo è verificare se la familiarità modifichi l’effetto della compagnia sulla reattività fisiologica.
Campione e protocolli
Per limitare la variabilità legata al genere nella reattività emotiva, il campione ha incluso esclusivamente donne. Durante il TSST ogni soggetto ha sostenuto una simulazione di colloquio di lavoro davanti a una commissione. Questo setting standardizzato consente un confronto affidabile delle risposte fisiologiche a stress sociale.
Risultati principali e interpretazione teorica
In questo setting standardizzato, i dati indicano che i partecipanti in solitudine manifestano un aumento più marcato del riflesso di trasalimento rispetto a coloro che erano in compagnia. La differenza di reattività è significativa anche quando la presenza al fianco è costituita da uno sconosciuto. Tale presenza riduce la risposta difensiva, suggerendo un effetto protettivo attribuibile a un meccanismo di scudo sociale.
Gli autori riferiscono i risultati alla Social Baseline Theory, secondo cui il cervello ottimizza il dispendio energetico in presenza di altri individui. In assenza di compagnia, il sistema nervoso sostiene interamente la sorveglianza ambientale, con un incremento del carico cognitivo e metabolico. Questo modello spiega perché la semplice vicinanza di un’altra persona possa attenuare risposte fisiologiche legate allo stress.
Implicazioni per salute e benessere
Dal modello emerge che la semplice vicinanza fisica di un’altra persona corrisponde a un segnale di sicurezza e può ridurre risposte fisiologiche allo stress. Le evidenze indicano che il tessuto sociale non svolge solo una funzione emotiva, ma esercita effetti misurabili sulla fisiologia, con potenziali ricadute su salute mentale e fisica. Questi risultati aprono la strada a interventi che sfruttino la presenza reciproca per modulare la risposta allo stress e favorire il benessere psicofisiologico.
Prospettive di ricerca future
Gli autori Antonio Maffei, Fiorella Del Popolo Cristaldi, Alessia Tecchio, Terry D. Blumenthal e Paola Sessa sollecitano ulteriori indagini sulle variabili individuali che modulano l’effetto protettivo della compagnia. Ricerche successive dovranno valutare il ruolo di personalità, storia relazionale e contesto culturale per ottimizzare strategie basate sul supporto sociale. Studi longitudinali e replicazioni in contesti diversi garantiranno maggiore robustezza alle implicazioni cliniche e preventive emerse.
Studi precedenti suggeriscono che la vicinanza di un altro individuo rappresenti un segnale di sicurezza. A partire da questi riscontri, la ricerca mostra che la presenza sociale può funzionare come un regolatore fisiologico, in grado di modulare le risposte corporee allo stress.
Il lavoro indica che la compagnia riduce l’allerta del sistema nervoso in situazioni di stress acuto. Comprendere questi meccanismi favorisce la progettazione di ambienti e pratiche sociali volti a migliorare la salute e la qualità della vita, con potenziali ricadute su interventi clinici e politiche di prevenzione.