Mirandola è sconvolta dal duplice omicidio dei coniugi Vincenza Giannini, 74 anni, e Pietro Ferdinando Casari, 82, trovati morti e decapitati nella loro abitazione di via Imperiale. Per il delitto è stato fermato il figlio della donna, Daniele Tavoni, 55 anni. Mentre proseguono le indagini per chiarire la dinamica e il movente, emergono i ricordi di una coppia stimata e le difficoltà familiari che avrebbero segnato gli ultimi anni della loro vita.
Mirandola, il ritratto di Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari: una vita insieme spezzata dalla tragedia
La comunità di Mirandola, nel Modenese, è sotto choc per il duplice omicidio di Vincenza Giannini, 74 anni, e del marito Pietro Ferdinando Casari, 82, trovati senza vita nella loro abitazione di via Imperiale. I coniugi, che sarebbero stati legati mani e piedi e decapitati, sarebbero stati uccisi con un’arma da taglio.
Per il delitto è stato fermato il figlio della donna, Daniele Tavoni, 55 anni, nato da una precedente relazione e residente nell’alloggio adiacente a quello della coppia.
Vincenza, originaria di Bovino, in provincia di Foggia, si era trasferita in Emilia Romagna molti anni prima. Per circa trent’anni aveva lavorato come operaia alla Haemotronic di Mirandola, azienda del comparto biomedicale.
La coppia conduceva un’esistenza discreta, scandita dalle commissioni quotidiane, dalla spesa e dalle chiacchierate con i vicini. Dietro quella normalità, tuttavia, Vincenza viveva una costante preoccupazione per il figlio, che non aveva un impiego stabile e attraversava da tempo difficoltà personali e psicologiche. La donna lo aiutava anche economicamente, una situazione che, secondo quanto riferito da conoscenti, avrebbe alimentato tensioni familiari.
Coniugi uccisi e decapitati a Mirandola: il ritrovamento choc e il mistero del messaggio
La tragedia sarebbe avvenuta almeno uno o due giorni prima della scoperta dei corpi, ma la ricostruzione temporale resta al vaglio degli investigatori. A lanciare l’allarme giovedì 15 ottobre, intorno alle 19.30, è stata una vicina, insospettita dall’assenza dei coniugi, che non vedeva da qualche tempo. Come riportato da Il Messaggero, i mobili erano rovesciati, le stanze in disordine e i corpi dei due anziani giacevano a terra con mani e piedi legati. Le teste erano state rinvenute in un’altra stanza. Per permettere agli operatori di lavorare in sicurezza è stato necessario anche l’intervento di un veterinario, vista la presenza nell’immobile di un cane di grossa taglia e alcuni gatti, successivamente affidati al soccorso animali.
Tra gli elementi da chiarire c’è anche un messaggio ricevuto da un’amica di Vincenza proprio nella serata del ritrovamento. La donna aveva scritto alla 74enne, ottenendo questa risposta: «Stasera sono fuori a cena, ci sentiamo più avanti». I primi accertamenti medico-legali indicherebbero che Vincenza fosse già morta a quell’ora, rendendo necessario stabilire chi abbia utilizzato il suo telefono. Le indagini si sono concentrate sul figlio, che viveva nell’alloggio accanto a quello della coppia.
Durante le verifiche nella sua abitazione sarebbero stati trovati strumenti con abbondanti tracce di sangue, ritenuti potenzialmente collegati al delitto. Daniele Tavoni è stato quindi fermato e trasferito in carcere a Modena, con l’accusa di duplice omicidio aggravato; la Procura dovrà procedere con gli adempimenti previsti per la convalida del fermo.
