Una via di fuga che, anziché salvare vite, si è trasformata in una trappola mortale. Al centro dell’inchiesta sull’incendio del Constellation di Crans-Montana c’è una scala troppo stretta e priva di alternative, diventata il luogo in cui, come mostrano le foto, i corpi si sono ammassati durante la tragedia.
Crans Montana: uscite bloccate, versioni contrastanti e accuse sulla sicurezza
Quella notte, un’altra uscita di emergenza risultava inutilizzabile. Da lì Jacques Moretti, proprietario del Constellation, cerca di entrare durante l’incendio e, una volta aperta la porta, trova sei corpi a terra. “C’era un chiavistello sul lato interno, per qualche motivo era agganciato“, dichiara, salvo poi sostenere nello stesso interrogatorio che una porta di servizio verso la galleria fosse aperta. Una versione smentita dai filmati delle telecamere: una delle 14 installate mostra l’uscita del seminterrato ancora bloccata all’1.23, apparentemente ostruita da un mobile. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto evitare l’assalto disperato alla scala.
Restano discordanti anche i numeri delle presenze: per Jessica Moretti nel seminterrato c’erano “un centinaio di persone, forse meno“, mentre un sopravvissuto racconta: “C’erano almeno 200 persone in preda al panico che cercavano di salire tutte insieme“.
Crans Montana, corpi ammassati davanti alla scala: spuntano le foto
La via di fuga principale del locale Le Constellation, colpito dall’incendio costato la vita a 40 persone e che ha lasciato 116 feriti, si è rivelata un punto critico decisivo. “La scala che porta fuori dal bar è larga circa tre metri, poi si restringe“, mette a verbale Jessica Moretti, direttrice del locale, spiegando agli inquirenti come l’uscita, dopo pochi gradini, si riducesse sensibilmente.
Secondo i periti, proprio quel restringimento ha creato un effetto imbuto: decine di giovani sono rimasti bloccati, schiacciati dalla folla in fuga, senza alternative per mettersi in salvo.
“Ho urlato alla gente di andarsene e poi sono scappata anch’io“, racconta Moretti, aggiungendo di aver tentato di rientrare dopo aver chiamato i soccorsi. “Ho capito che non potevo rientrare a causa della folla“. La concentrazione di persone sulle scale e la mancanza di percorsi di evacuazione alternativi rappresentano oggi uno dei nodi centrali dell’indagine giudiziaria sulla strage.
Intanto emergono i dati più drammatici attraverso il quotidiano tedesco Bild: “34 cadaveri sono stati trovati ammucchiati ai piedi delle scale“, mentre altri tre giovani sarebbero morti all’esterno, subito dopo aver raggiunto l’uscita. Un bilancio che rafforza la tesi degli investigatori: quella scala, ridotta negli anni da tre a poco più di un metro di larghezza, si è trasformata nel fulcro mortale della tragedia.