L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro modo di vivere e lavorare, ma il suo sviluppo ha un costo ambientale significativo. I data center che supportano queste tecnologie avanzate consumano enormi quantità di energiaacqua e terreno con un impatto che ricade soprattutto sulle comunità più vulnerabili.
Il segretario generale dell’ONU António Guterres, ha lanciato un appello alle grandi aziende tecnologiche affinché rendano trasparente l’impronta ecologica dei loro sistemi di IA.
Durante un intervento alla Settimana dell’Azione Climatica di Londra, Guterres ha sottolineato la necessità di misurare e rendere pubblico l’impatto ambientale di queste tecnologie, incluse le emissioni di carbonio, il consumo di acqua e l’occupazione di suolo.
L’iniziativa per la trasparenza ambientale dell’IA
L’Iniziativa per la Trasparenza Ambientale dell’IA propone un impegno preciso: coprire interamente il fabbisogno energetico dei data center con fonti rinnovabili entro il 2030.
Questa iniziativa fa parte di sette azioni prioritarie che Guterres considera essenziali per affrontare la crisi climatica e la crisi energetica.
Guterres ha riconosciuto che l’intelligenza artificiale può essere uno strumento prezioso per accelerare le soluzioni contro il cambiamento climatico, migliorare la sanità e ottimizzare i sistemi educativi. Tuttavia, l’infrastruttura che la sostiene lascia un’impronta tutt’altro che leggera.
I numeri dietro i data center
Uno studio dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite stima che i centri dati che alimentano l’IA potrebbero arrivare a consumare circa 945 terawattora di elettricità entro l’inizio del prossimo decennio. Questa cifra corrisponde a quasi il 3% del consumo elettrico mondiale previsto e a circa il doppio dell’elettricità usata dalla Francia nel 2026.
Il rapporto avverte anche sul fronte dell’acqua. Sempre per l’inizio del prossimo decennio, l’impronta idrica di questi impianti potrebbe eguagliare il fabbisogno annuale di acqua potabile di base degli 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa subsahariana. Inoltre, questi complessi tecnologici occuperebbero una superficie superiore ai 14.500 chilometri quadrati, quasi il doppio dell’area metropolitana di Giacarta, in Indonesia.
Le priorità dell’ONU
Oltre alla trasparenza, Guterres ha indicato altre priorità, tra cui una nuova norma globale per portare il settore petrolifero e del gas a emissioni nette zero di metano lungo tutta la filiera, procedure amministrative più semplici per adattare la rete elettrica alle energie rinnovabili, tutela delle comunità legate ai fossili, raddoppio dei fondi per l’adattamento climatico e protezione della scienza dalla disinformazione.
Guterres ha sottolineato che il modello economico basato sui combustibili fossili è insostenibile, mentre le rinnovabili sono ormai un’alternativa concreta e competitiva. Più del 90% della nuova capacità rinnovabile installata nel mondo risulta già più economica delle opzioni fossili meno costose. Solo nel 2026, la capacità rinnovabile esistente ha generato risparmi stimati in circa 444 miliardi di euro grazie al minor consumo di combustibili fossili, evitando emissioni superiori a quelle prodotte insieme da Stati Uniti, Unione Europea e Giappone.
