(Adnkronos) – “Oggi sappiamo che in Italia un farmaco, dopo l’approvazione dell’Ema, impiega in media 441 giorni per arrivare al paziente a livello nazionale, ai quali bisogna poi aggiungere l’accesso nelle varie Regioni, il che può richiedere fino a ulteriori 10 mesi. Questo è inaccettabile, ma da parte di tutti gli stakeholder del sistema”.
Lo ha detto Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head, Novartis Italia, intervenuta alla seconda edizione dell’Health Journalism Forum, all’ospedale Cardarelli di Napoli.
“Le barriere sono molte – ha spiegato – si tratta sicuramente di un sistema che oggi richiede analisi e competenze, ma io credo che la volontà comune di portare una cura al paziente sia la via giusta. L’innovazione non è tale se non arriva al paziente. E la domanda che mi pongo è: che cosa può fare la comunicazione? Oggi la comunicazione ha il dovere di ascoltare i diversi punti di vista e di metterli insieme per trovare una soluzione comune per un sistema sanitario sostenibile, ma che garantisca un accesso alle cure equo, tempestivo e appropriato”.
Quanto alla responsabilità di imprese e comunicatori nell’informare i cittadini sul giusto accesso alle cure, “l’azienda e i comunicatori hanno una grandissima responsabilità – ha sottolineato – perché dietro ogni informazione su una nuova cura ci sono famiglie e pazienti con speranze e paure.
Ricordarci a chi è rivolta questa informazione è quindi fondamentale per assicurarci che sia comprensibile, traducendo in parole semplici concetti complessi, ma soprattutto che sia responsabile. Dico sempre che il paziente non deve essere solo nel leggere quell’informazione: è fondamentale un’alleanza tra il medico e il paziente a cui l’informazione è rivolta”.
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