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Vino: Rome business school, puntare a 'progetto Italia' a partire da semplificazione burocratica

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Roma, 29 ott. (Labitalia) – E' necessario puntare su un vero e proprio 'progetto Italia' a partire da una semplificazione burocratica che ad oggi ci sta rallentando rispetto ad altri Paesi e che dovrebbe unire istituzioni e territori per sostenere promozione e commercializzazione del vino italiano.

Emerge dalla ricerca della Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 nazioni e parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta, che ha approfondito i cambiamenti che stanno interessando il comparto del vino nello scenario del Covid-19.

Tra gli aspetti toccati dalla ricerca, gli attori maggiormente penalizzati in termini di produzione e consumi, le stelle nascenti sia a livello di regioni italiane che di nuovi Paesi che si affacceranno sulla scena, l’evoluzione dei modelli di impresa dove si assiste a un boom di aziende guidate da giovani under 25 e da donne, i nuovi mestieri legati al vino, e le possibili linee di azione per realizzare compiutamente la transizione verso un mercato del vino 3.0.

Il positivo trend di consumi registrato durante il lockdown, insieme alle vendite realizzate dall'universo dell'e-commerce e del wine delivery, che nelle principali città italiane ha fatto registrare numeri da capogiro (+500% in un mese soltanto nella città di Roma) di certo non potrà compensare la vera e propria voragine nei consumi dovuta alla chiusura del canale di bar e ristoranti. Sarà necessario, infatti, cercare una strategia di accompagnamento e sostegno alle imprese verso la transizione 3.0 del vino italiano con interventi in favore della trasformazione digitale, di una maggiore sostenibilità della filiera, di natura regolamentare e semplificazione normativa.

"La ricerca – commenta Antonio Ragusa, dean della Rome Business School -offre un quadro informativo aggiornato e dettagliato sul settore vinicolo a livello nazionale, regionale e, più ampiamente, internazionale da cui gli operatori economici e istituzionali possono trarne utili spunti di riflessione e indicazioni operative. In questa analisi abbiamo voluto anche approfondire l'evoluzione delle professionalità connesse al settore vinicolo che, malgrado la crisi, sono molto promettenti".

I risultati "evidenziano la necessità di nuove competenze legate non solo alle tecniche produttive, ma sempre di più agli aspetti gestionali, di marketing e di sviluppo del business in un quadro globale.

Per questo abbiamo predisposto un'offerta formativa specifica sul management del settore enogastronomico, master in food and beverage management, valutata nei ranking di eduniversal tra le migliori al mondo".

La ricerca ricorda che Il mercato del vino pesa per il 17% sulle vendite complessive del settore beverage nel nostro Paese. L’emergenza sanitaria da Covid-19, il relativo distanziamento sociale, il tendenziale calo dei consumi interni, parallelamente al deciso aumento della domanda statunitense, ha fatto scivolare l’Italia al terzo posto tra i Paesi consumatori.

Si beve meno e con maggiore qualità, con un vero e proprio boom dei vini biologici e la leadership salda nelle mani della Sicilia, che, con 36mila ettari rappresenta il 34% della superficie vitata più estesa d’Italia, ma il tasso di penetrazione resta pari all’84% degli italiani.

Il lambrusco si conferma il vino più popolare d’Italia, primo in termini di volumi, seguito a ruota dal chianti, che però detiene il primo posto per vendite in valore. In merito a bianchi e bollicine troviamo partendo dalla Lombardia: Franciacorta, Pinot, Chardonnay e Vermentino Sardo. Tra i vini emergenti, invece, spopola il Lugana, piazzandosi saldamente in prima posizione, seguito dal Primitivo Pugliese e a cascata dalla Passerina Marchigiana, dalla Ribolla Gialla Friulana e dal Negroamaro della Puglia.

Dal punto di vista regionale, va sottolineato nel 2019 il forte progresso di Sicilia (+2.4% al 45.5%) e Sardegna (+1.4% al 49.4%), che sono comunque in fondo alla lista per penetrazione di consumo. Tra le regioni invece con i consumi più importanti, si nota un calo dell’Emilia-Romagna (-1.4% rispetto al 2018, al 61.1%), che comunque resta la prima regione italiana in questa classifica. Per ciò che concerne la produzione, l’Italia si presentava ad affrontare il mercato vinicolo 2020 con un ruolo importante: nel 2019, infatti, oltre ad avere confermato la leadership mondiale a livello produttivo, con 47,5 milioni di ettolitri, aveva anche riconquistato il primato, seppure di misura, nelle esportazioni a volume che avevano raggiunto i 21,6 milioni di ettolitri di vino (+10%) contro i 21,4 milioni della Spagna.

Le regioni traino dell’export italiano sono: Piemonte (+4,2%), Veneto (+3,2%) e Toscana (+4,4%), che nell’insieme raggiungono quasi il 70% del totale di export di vino Italiano per un valore complessivo di 4,46 miliardi di euro. Guadagna terreno Molise (con una straordinaria performance da +15,9%), ma il premio per la crescita maggiore è quello della piccola Valle d’Aosta, il cui export di vini ha toccato quota +51,8%. Per quanto riguarda, invece, il futuro dell’export del vino italiano, le proiezioni al 2025 del consumo evidenziano invece modifiche delle quote dei singoli Paesi rispetto ad oggi abbastanza marcate. La crisi economica potrebbe rallentare la crescita dei consumi mondiali. Per il 2020, infatti, si stima una flessione (-9%), che potrebbe essere parzialmente compensata dal 'rimbalzo' del 2021 (+7%).

Tra i consumatori, la Cina dovrebbe raggiungere il secondo posto dopo gli Usa e davanti a Francia e Germania, mentre il Regno Unito supererebbe l’Italia andandosi così a collocare al quinto posto. Sarà il Canada a superare di poco l’Italia al quarto posto. Anche per il vino premium, la Cina rafforzerà il suo primato sopra gli Usa, mentre il Regno Unito si troverà allineato con la Germania per il terzo posto. Importante infine il contributo alla crescita dei consumi dell’Africa.

A livello globale, stiamo assistendo ad una crescita del mercato enoico tanto che si prevede di toccare il valore di 207 miliari di dollari entro il 2022. Sono solo dieci i Paesi in cui convergono oltre la metà del mercato delle cantine di tutto il mondo: al primo posto gli Stati Uniti con un giro d’affari di 32 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina, dove il mercato enoico ha fruttato nell’ultimo anno ben 24 miliardi di dollari. Nell’ultimo gradino del podio, al terzo posto, c’è la Francia, con un valore di 14,4 miliardi di dollari. L’Italia è solo quinta, con 9,7 miliardi di dollari.

I primi dieci Paese detengono la metà di tutto il mercato del vino a livello mondiale. Tra i mercati più importanti, si inseriscono anche il Brasile, con 3,6 miliardi di dollari, la Spagna, con 3,4, dato alquanto strano visto che si tratta del terzo maggior produttore al mondo, seguita, a sorpresa, dall’India, il cui mercato enoico vale 2,7 miliardi di dollari.

Nonostante la crisi, il settore vitivinicolo manifesta interessanti potenzialità lavorative, con le aziende vitivinicole che impiegano circa 210 mila addetti, fra i quali 50.000 giovani. Abbiamo infatti assistito ad un vero e proprio 'ritorno alla vigna' da parte di produttori under 25, con un aumento record del 38% e si stima che i produttori di vino sotto i 25 anni siano saliti a quota 1200 nel giro di un solo anno, su un numero totale di 210mila addetti tra cui 50mila giovani. In tutta Italia sono inoltre attivi nelle varie università circa 20 corsi di laurea in viticoltura, enologia, enogastronomia ed alimentazione e oltre 400 corsi post laurea legati al vino.

Dopo gli studi il 41% degli studenti trova un lavoro attinente, di cui l’87% in Italia. I mestieri del vino sono numerosi e coinvolgono settori molto diversi, ad esempio responsabili delle analisi e controllo della qualità dell’uva, con conoscenze chimiche técnico/specifiche, enólogi, cantinieri e somelier.

Più moderna invece la figura del wine blogger, ovvero specialisti del settore vinicolo intenditore e conoscitore di enoteche e cantine che sponsorizza dando consigli e guide ad appassionati e/o intenditori; l’accompagnatore enoturistico impegnato nella costruzione di itinerari e percorsi enogastronomici; il brand ambassador in prima linea responsabile della comunicazione e vendita del prodotto ed infine il wine hunter, letteralmente il cacciatore di vini, figura professionale di alto profilo la cui funzione è di scoprire i vini migliori per poi farli conoscere e trasmetterli al cliente, aumentando la redditività delle aziende di produzione.


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