Presentati a Pollenzo i risultati della XII edizione dell’Osservatorio promosso dall’Università di Scienze Gastronomiche e da Ceresio Investors.
Il settore alimentare italiano continua a dimostrare una solida capacità di resilienza in un contesto macroeconomico complesso, pur evidenziando crescenti pressioni sulla redditività. È quanto emerge dalla XII edizione del Food Industry Monitor, l’Osservatorio sulle performance e sui modelli di business delle aziende italiane del food realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors, i cui risultati sono stati presentati oggi a Pollenzo nel corso del convegno “Modelli di sviluppo a confronto”.
Il settore food cresce ancora, ma a ritmi più contenuti: nel 2025 i ricavi sono aumentati del 3,3%, un dato inferiore alle attese ma in linea con l’andamento dell’economia italiana, mentre la redditività si indebolisce: il ROS è sceso dal 6,6% al 4,6% e il ROIC dall’8,9% al 5,2%, riflettendo la compressione dei margini e l’aumento del capitale investito.
In rallentamento anche l’export che però resta una leva strategica. Dopo il +8,7% del 2024, le esportazioni del food sono cresciute del 4,4% nel 2025; per il biennio 2026-2027 l’Osservatorio stima però una crescita superiore al 7% annuo purché si arrivi a una composizione della crisi USA-Iran entro la fine di giugno, con conseguente riduzione dei prezzi dell’energia. Infine, la governance conta sempre di più: le imprese con assetti più aperti, inclusivi e strutturati, così come quelle con leadership condivise, mostrano livelli di redditività superiori.
“La dinamica della redditività rappresenta oggi il principale elemento di attenzione, – osserva Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment Banking di Ceresio Investors. – La compressione dei margini, insieme a un graduale aumento dell’indebitamento, rende necessario un ripensamento delle strategie commerciali e finanziarie. In questo contesto, la qualità della governance e la capacità di affrontare con efficacia il passaggio generazionale risultano fattori sempre più decisivi.”
Le prospettive per il 2026 e il 2027 restano comunque positive: l’Osservatorio prevede una crescita dell’export superiore al 7% in entrambi gli anni, grazie al contributo dei mercati internazionali e alla capacità del food italiano di mantenere un posizionamento competitivo forte all’estero. Restano tuttavia alcune incognite legate all’evoluzione dell’economia statunitense, alla tenuta dei prezzi sui mercati internazionali e al contesto geopolitico e commerciale globale. Occorre tuttavia considerare che le tensioni generate dal prezzo dell’energia potrebbero portare ad una significativa revisione dei flussi di export.
A livello di comparti, nel 2026 si segnalano le performance più interessanti per farine (+5,9%), olio (+6,3%), caffè (+4,8%) e surgelati (+3,8%). Buone prospettive anche per il comparto vinicolo (+3,6%), sostenuto soprattutto dalla domanda di vini spumanti e, in particolare, dal Prosecco sui mercati internazionali.
Per Carmine Garzia, Professore di Management e Responsabile Scientifico del Food Industry Monitor, “il 2025 è stato un anno in cui il settore del food è cresciuto meno delle attese, in un contesto caratterizzato da aumento dei costi energetici e contrazione dei consumi. Il comparto si conferma anticiclico, ma il quadro prospettico richiede un approccio prudente, soprattutto alla luce delle dinamiche inflattive e dell’incertezza dei mercati internazionali.”
Infine, uno dei risultati più rilevanti di questa edizione del Food Industry Monitor riguarda il legame tra governance e performance aziendale. Le imprese con modelli di governo più aperti, inclusivi e strutturati mostrano livelli di redditività superiori, confermando che la qualità della governance è oggi uno dei principali fattori abilitanti della competitività e della creazione di valore nel lungo periodo. Il settore food si conferma fortemente caratterizzato da una matrice familiare: le imprese familiari rappresentano il 70% del campione. All’interno di questo universo, le aziende multifamiliari mostrano risultati migliori delle monofamiliari sia in termini di ritorno sugli investimenti sia di ritorno sull’equity, suggerendo che una governance più evoluta e una proprietà più articolata possano favorire maggiore apertura manageriale e capacità di affrontare le sfide strategiche e generazionali.
L’analisi evidenzia anche un effetto positivo della presenza di donne CEO sia sulla redditività degli investimenti sia sul ritorno sul capitale proprio. Anche la leadership condivisa, attraverso la presenza di più CEO con deleghe strategiche, si associa a performance superiori, soprattutto quando i co-CEO includono figure femminili.
