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Francia, proteste contro il caro-vita: 272 fermati e violenza a Parigi, Marsiglia e altre città

Francia, proteste contro il caro-vita: 272 fermati e violenza a Parigi, Marsiglia e altre città

Proteste diffuse, centinaia di arresti e polemiche tra governo e opposizione.

Sabato scorso la Francia è stata teatro di una nuova ondata di proteste contro il crescente caro-vita. Dalle strade di Parigi a quelle di Marsiglia, passando per Rennes, Tolosa e Angers, manifestanti mascherati hanno dato fuoco a cassonetti, lanciato oggetti e provocato incendi, facendo scattare l’intervento massiccio delle forze dell’ordine. Le autorità hanno comunicato che gli scontri hanno provocato 272 arresti su tutto il territorio nazionale, un incremento significativo rispetto ai giorni precedenti.

Escalation delle proteste e dati sugli arresti

Il Ministero dell’Interno ha attribuito la violenza a gruppi identificati come estrema sinistra citando tentativi di saccheggio, lanci di incendi e attacchi a sedi governative e organi di informazione. A Parigi, la polizia ha dovuto ricorrere a gas lacrimogeni e a cannoni ad acqua per contenere i manifestanti radunati in Place de la République, che hanno poi proseguito verso Place de Clichy.

Nella mattinata, a Marsiglia, i rivoltosi hanno bruciato monopattini elettrici e cassonetti, costringendo le autorità a schierare unità antisommossa.

Incendi e saccheggi a Marsiglia

Nel sud della Francia, la protesta ha assunto contorni particolarmente distruttivi: oltre ai veicoli incendiati, alcuni negozi hanno dovuto proteggere le proprie vetrine con pannelli di legno per evitare saccheggi.

Il sindaco Benoît Payan ha definito “inaccettabile” l’irruzione di manifestanti nel municipio, segnalando danni limitati ma richiedendo rinforzi di polizia, con l’arrivo di due compagnie CRS e due unità Centaure su ordine diretto dal Presidente Emmanuel Macron.

Reazioni istituzionali e tensioni politiche

Il presidente Macron ha ribadito che il diritto di manifestare deve avvenire “con rispetto per le persone e per le proprietà”. Parallelamente, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha anticipato la possibilità di riattivare le granate stordenti a partire dal 17 ottobre, qualora si verificassero “gravi violenze urbane”. Nel frattempo, la prefettura di Parigi ha evidenziato che la maggior parte dei manifestanti si è comportata in modo pacifico, ma ha dovuto gestire una minoranza ostile rimasta in Place de la République.

Indagini sulle forze dell’ordine

Negli ultimi mesi le forze dell’ordine francesi sono state oggetto di numerose denunce per presunte eccessi. Tra i casi più eclatanti, un ragazzo di 15 anni ha perso un occhio a causa di un proiettile di gomma, mentre un quattordicenne ha subito l’amputazione di una mano dopo aver raccolto una granata stordente. A fronte di questi episodi, il governo ha sospeso temporaneamente l’uso di alcune tipologie di granate e ha aperto 36 inchieste, di cui quattro riguardanti lesioni gravi.

Il sindacato Alliance Police Nationale ha denunciato allo Stato “istruzioni contraddittorie” che avrebbero lasciato gli agenti esposti a violenze ingiustificate durante le proteste nelle scuole superiori. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha indicato che 937 agenti sono rimasti feriti, insieme a 248 studenti e 149 docenti – il picco più alto mai registrato dal ministero dell’Istruzione.

Il clima politico è ulteriormente alimentato dalle accuse reciproche: da una parte il movimento dei gilet gialli è accusato di provocare caos, dall’altra la France Insoumise, guidata da Jean-Luc Mélenchon, ha contestato la copertura mediatica, definendola “improntata alle immagini di violenza”. Mélenchon ha richiesto calma e rispetto, sottolineando che la stragrande maggioranza delle manifestazioni si sta svolgendo in modo pacifico.

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