Nel suo primo libro, Soffiando nel vento. Donne che non si arrendono, Giovanna Botteri racconta le storie di donne che affrontano ingiustizie, difficoltà e sacrifici senza perdere la speranza. Dalla Resistenza alle battaglie contemporanee, il saggio pubblicato da Solferino dà voce a esperienze di coraggio e solidarietà che mostrano il ruolo fondamentale delle donne nella società.
Soffiando nel vento, il libro di Giovanna Botteri sulla forza delle donne
Dopo un quarto di secolo trascorso a seguire gli avvenimenti internazionali per la Rai, Giovanna Botteri firma la sua prima opera libraria, Soffiando nel vento. Donne che non si arrendono, edita da Solferino. Il volume nasce dalla volontà di riportare l’attenzione su esperienze femminili che, pur avendo un impatto concreto sulla società, faticano spesso a trovare spazio nel dibattito pubblico.
L’autrice le osserva con uno sguardo che unisce il rigore del giornalismo alla sensibilità per le vicende personali, mettendo al centro chi continua a impegnarsi nonostante ostacoli, sacrifici e disparità.
Il riferimento a Marjane Satrapi, con la sua immagine delle donne capaci di “fermare il vento”, sintetizza il filo conduttore del libro: proteggere ciò che è importante anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta.
Il titolo richiama inoltre Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, evocando le domande sulle ingiustizie che restano senza risposta e sui problemi che la società preferisce non affrontare.
Tra le figure rievocate c’è Mirella Alloisio, nome di battaglia “Olga”, che partecipò alla Resistenza e assistette alla sfilata dei soldati tedeschi disarmati a Genova nel 1945. Dopo la guerra, la sua missione è diventata quella di far comprendere ai più giovani quanto siano preziose la democrazia e la libertà conquistate. Il libro si sposta poi sul presente, seguendo percorsi differenti ma accomunati dall’attenzione verso gli altri. Dalia, per esempio, ha scelto di destinare alle Cucine Popolari il denaro ricevuto come indennizzo assicurativo, mentre Aya, arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari, ha costruito il proprio futuro nella ricerca accademica all’Università di Siena. C’è anche Silvia, che sacrifica parte delle ferie per prendere parte alla Flotilla umanitaria diretta a Gaza. Accanto a loro compaiono la fotografa Tina Modotti, le militari italiane Fabiana e Angela, impegnate in Kosovo, e le donne che si sono mobilitate nelle proteste a Niscemi o per sostenere le comunità colpite dalle alluvioni in Romagna.
Giovanna Botteri e il libro sulle donne che non si arrendono: chi è Silvia, «l’Italia» di cui parla
Una delle testimonianze raccolte da Botteri riguarda Silvia, lavoratrice e madre che affronta una quotidianità scandita da due impieghi e da lunghe ore trascorse fuori casa. La sua situazione economica è estremamente difficile: sul conto corrente le restano appena sette euro. Nell’intervista a Vanity Fair Italia, la giornalista la indica come esempio di una realtà diffusa in molte famiglie italiane: «Silvia è una cittadina italiana che lavora, paga le tasse, cresce i figli e affronta ogni giorno le difficoltà. Silvia è l’Italia: il grande cuore del Paese è fatto di milioni di donne come lei». Il suo racconto porta in primo piano il costo umano di una vita trascorsa tra lavoro e responsabilità familiari, ma anche la capacità di andare avanti quando le risorse sono limitate.
Un’attenzione particolare è riservata anche a Gisèle Pelicot, la donna francese la cui storia di violenze ha suscitato una vasta attenzione internazionale. Botteri aveva seguito il caso durante il suo periodo in Francia e, prima di incontrarla, temeva di non sapere come rapportarsi a una persona segnata da un’esperienza tanto traumatica. «Ero in Francia, avevo seguito tutta la vicenda e letto il suo libro. Prima di incontrarla ero agitatissima», racconta. Dell’incontro ricorda soprattutto la serenità e la capacità di Pelicot di aprirsi a una nuova fase della propria esistenza. «Mi ha detto che tutto quello che le era stato fatto non aveva toccato la sua anima», riferisce la giornalista.
A La Stampa, la giornalista ha spiegato: «La grandezza e l’importanza immensa delle donne nella Storia non sta nell’appiccare gli incendi, cosa che difficilmente fanno: loro sono quelle che salvano la fiammella e riescono a proteggerla nonostante tutto affinché non si spenga». Tra queste giovani c’è Mahsa Amini, diventata un simbolo della lotta per i diritti delle donne in Iran.
Il libro restituisce così spazio a persone che, in circostanze molto diverse, hanno cercato di non lasciare che le difficoltà determinassero interamente il loro futuro. Per Botteri, tuttavia, il riconoscimento del loro contributo resta insufficiente. Il messaggio conclusivo è un invito a non considerare la solidarietà e la perseveranza come gesti marginali: «Bisognerebbe rendere onore ogni giorno a queste donne, se il Paese va avanti è grazie a loro». Perché, conclude la giornalista, sono proprio le conquiste ottenute e difese nel tempo a ricordare che, «nonostante le difficoltà, ce la possiamo fare».
