È Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto – Tragedia in due Stagioni, la nuova e vibrante opera drammaturgica di Claudio Saltarelli dedicata a Grazia Deledda.
L’opera si prepara a vivere un’intensa stagione artistica tra appuntamenti editoriali e debutti sul palcoscenico. La prima tappa sarà la presentazione ufficiale del libro (edito da BastogiLibri) il prossimo 14 settembre al Palabanca Eventi (Banca di Piacenza) di Piacenza, anteprima che aprirà la strada alla prima esecuzione scenica prevista per il 20 settembre alla Sala dei Teatini di Piacenza. Sul palco vedremo la Compagnia Teatrale Zelda diretta da Leonardo Tosini e Filippo Tognazzo, impreziosita dall’accompagnamento musicale dal vivo dell’Orchestra Filarmonica Italiana condotta da Camillo Mozzoni.
Per l’occasione, la compagine orchestrale eseguirà, tra le altre, musiche di Giuseppe Zanaboni nel centenario della nascita e di Joaquín Rodrigo nel 125° anniversario, in collaborazione con la Fundación Rodrigo di Madrid.
Il debutto del nuovo progetto su Grazia Deledda
Il lavoro nasce in un momento simbolico di straordinaria rilevanza. Il 2026 segna il centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura alla scrittrice sarda, prima donna italiana a conquistare il prestigioso riconoscimento, mentre il 2027 ne vedrà ricorrerne i cento anni dalla consegna effettiva a Stoccolma.
Tuttavia, la spinta creativa di Saltarelli va ben oltre la pura celebrazione istituzionale. La genesi dell’opera risponde all’urgenza di sottrarre la Deledda a una storiografia rigida e polverosa. “Ho cercato una Deledda diversa da quella che spesso ci è stata consegnata dalla memoria collettiva – spiega l’autore – Una donna viva, ironica, capace di sognare e di interrogarsi sul proprio tempo. Non volevo realizzare una semplice biografia, ma portare in scena la sua dimensione più intima”.
Oltre il centenario del Nobel
Nel panorama letterario dell’epoca, la figura di Grazia Deledda fu spesso travisata o ingiustamente marginalizzata. Educata in una Sardegna di fine Ottocento chiusa, tradizionalista e conservatrice, Grazia sviluppò un carattere schivo e riservato che portò gli ambienti accademici e la critica a dipingerla, erroneamente, come una donna intollerante e perennemente imbronciata.
In realtà, dietro quel silenzio si nascondeva una vera e propria anima ribelle. Scalando con tenacia le vette della letteratura dell’epoca, diede un profondo fastidio ai colleghi maschi, a partire da Luigi Pirandello, e a critici influenti e asserviti al potere come Ugo Ojetti. Nonostante le ostilità, la scrittrice che si presentò a Stoccolma con un bouquet di gerani riuscì non solo a conquistare il Nobel, ma anche a battere i primi storici traguardi di emancipazione, arrivando persino a essere candidata al Parlamento del Regno nel 1909.
“Deledda mi interessa perché è una donna che, attraverso la scrittura, conquista uno spazio di libertà – sottolinea Saltarelli – La sua vicenda ci permette di parlare di emancipazione femminile, di istruzione, di conformismo e di identità. Sono temi che non appartengono soltanto al passato”. Se l’istruzione formale le fu negata dalla famiglia, Grazia lottò follemente per riaffermare il diritto delle donne allo studio e alla propria autonomia, affiancandosi idealmente e culturalmente alle grandi figure femminili del suo tempo, come la pedagoga Maria Montessori e la poetessa femminista Sibilla Aleramo.
Il cuore svelato della Deledda
Dietro la facciata solenne della figura pubblica batteva però il cuore di una donna amante della leggerezza, dei salotti letterari, del teatro e della musica. Lontana dalla rigidità attribuitale dagli studiosi, si divertiva nei dialoghi arguti con la giornalista Matilde Serao, che la aggiornava sui pettegolezzi del mondo letterario.
La sua vita fu intessuta di incontri straordinari e contrastanti. Dalle conversazioni con Eleonora Duse (che interpretò la sua opera nel film Cenere), ai tentativi spaventosi di approccio al teatro d’opera con Giacomo Puccini, fino allo stringere una profonda sintonia con Selma Lagerlöf, la prima donna in assoluto a vincere il Nobel per la letteratura. Con la scrittrice svedese, Grazia condivise non soltanto la sensibilità poetica per le proprie terre d’origine, la Svezia e la Sardegna, ma anche confidenze intime legate al dolore sordo del pregiudizio.
È proprio in questa sfera intima che la drammaturgia rivela la sua vera natura tragica, strutturata in due “Stagioni” che scandiscono il prima e il dopo di una parabola umana dolorosa e segnata dal fato. Al centro del nodo drammaturgico spicca la drammatica figura di Santus, fratello di Grazia. Costretto a vivere la propria omosessualità nel silenzio di un ambiente incapace di accettare la diversità, Santus finì per non accettare sé stesso e scelse infine di togliersi la vita. Una ferita indelebile nel cuore della scrittrice, che amava profondamente il fratello ma fu travolta dall’impotenza e dal dolore.
Il teatro tra simboli, diritti e memoria emotiva
Il titolo dell’opera, Oltre i girasoli di cui non t’ho detto, evoca proprio questo mondo interiore custodito e sofferto. Se per Grazia e Santus i girasoli rappresentavano la libertà e la ricerca costante della luce, vi furono anche “girasoli nascosti”, dolorosi e sepolti nell’anima, che non poterono essere condivisi. Da qui nasce la scelta profonda di dedicare l’opera al poeta romano Dario Bellezza nel trentesimo anniversario della sua scomparsa. Una voce autentica della poesia del Novecento che diventa un ponte ideale tra due epoche accomunate dalla medesima battaglia per i diritti negati e la dignità dell’essere umano.
Portare sul palco una biografia così complessa e ricca di sfumature ha imposto all’autore scelte radicali. Saltarelli rifiuta la fredda ricostruzione documentaria. “Il teatro non è un archivio – afferma il drammaturgo -È il luogo in cui la memoria incontra l’immaginazione. La responsabilità dell’autore è conservare il senso profondo degli avvenimenti, anche quando la forma teatrale richiede libertà creative”.
Nel racconto teatrale, il paesaggio e la geografia cessano di essere un mero fondale e diventano parte della memoria emotiva della protagonista. Cervia, la Sardegna, il vento e il mare assumono la consistenza di personaggi vivi. In particolare, il mare evoca la figura ibseniana della “Donna del mare”: è simbolo di movimento, distanza, desiderio, ma anche di viscerale e continuo ritorno alle origini.
Adattare la storia ha significato operare sintesi, colmare con l’invenzione poetica le contraddizioni lasciate dai critici e dalla stessa Deledda, focalizzandosi sugli snodi emotivamente più devastanti e significativi.
La firma di Claudio Saltarelli
Con una ricca carriera alle spalle come poeta, librettista e drammaturgo autore di oltre venti opere liriche e pièce presentate nei prestigiosi Saloni del Libro di Stoccolma, Göteborg, Londra, Parigi e il Cairo, Claudio Saltarelli dimostra ancora una volta come la ricerca storica possa trasformarsi in viva e pulsante esperienza scenica contemporanea.
Dopo la presentazione del libro il 14 settembre, con tappe europee previste anche al Salone del Libro di Göteborg-Stoccolma, e il debutto teatrale il 20 settembre a Piacenza, Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto dimostra che rievocare Grazia Deledda non significa celebrare una polverosa ricorrenza. Significa piuttosto ascoltare una voce attualissima che, a un secolo di distanza, continua a interrogarci sulla libertà, sul valore della solitudine, sul coraggio delle proprie scelte e sul fondamentale bisogno di ogni essere umano di essere riconosciuto ed amato per ciò che è.
