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Mandato di arresto per l'ex colonnello del Plan Condor in Brasile

Mandato di arresto per l'ex colonnello del Plan Condor in Brasile

Un ex colonnello del Plan Condor sarà il primo a scontare in Brasile una condanna per crimini di dittatura, ma la pena è stata ridotta a 30 anni.

Negli anni Settanta le dittature militari dell’America Latina si accordarono in quello che fu noto come Plan Condor una rete di cooperazione per eliminare gli oppositori politici. Tra gli agenti più temuti vi era il colonnello uruguaiano Pedro Antonio Narbondo soprannominato “El Burro”, responsabile di numerosi omicidi e sparizioni forzate. Dopo decenni di latitanza, le autorità italiane lo condannarono all’ergastolo per quattro omicidi compiuti in territorio europeo, riconoscendo la responsabilità per i crimini perpetrati in Sud America.

Il mandato di arresto emesso in Brasile

La Corte superiore di giustizia del Brasile (Stj) ha approvato, con decisione urgente, l’esecuzione della sentenza italiana e ha richiesto l’emissione di un mandato di arresto contro Narbondo, attualmente residente a Santana do Livramento nello Stato di Rio Grande do Sul. L’interpol lo tiene sotto osservazione, ma la cittadinanza brasiliana dell’ex militare rende impossibile l’estradizione verso l’Italia, aprendo la via per una detenzione sul suolo nazionale.

Motivazioni della Corte brasiliana

Il relatore della Quinta Sezione, giudice Sebastião Reis Júnior ha precisato che la legge di amnistia brasiliana non ostacola il riconoscimento di una condanna straniera. Tuttavia, il codice penale del Brasile non prevede più l’ergastolo: il limite massimo è di 30 anni. Perciò la Corte ha ridotto la pena italiana al massimo consentito dal diritto interno, mantenendo valide le accuse di omicidio e violenza politica.

Divisione interna della Corte e dibattito sull’amnistia

La decisione è stata adottata a maggioranza; tre giudici hanno espresso dissenso, sostenendo che i fatti commessi durante il Plan Condor potrebbero rientrare nella legislazione di amnistia del periodo della dittatura. La maggioranza ha ritenuto, invece, che i crimini di violenza estrema non rientrino nelle categorie amnistiabili, garantendo così l’applicazione della sentenza italiana, sebbene con un periodo di detenzione più breve.

Questo caso rappresenta la prima volta che il Brasile accoglie una condanna per crimini legati alle dittature sudamericane, segnando un importante passo nella cooperazione giudiziaria internazionale e nella revisione della propria storia di impunità. L’attuazione della pena, prevista per i prossimi mesi, sarà seguita da un acceso dibattito sulla giustizia transnazionale e sull’effettiva capacità del sistema penale brasiliano di punire reati di diritto internazionale.

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