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Russia, Putin vende l’oro per finanziare la guerra: riserve ai minimi dal 2019

Russia, Putin vende l’oro per finanziare la guerra: riserve ai minimi dal 2019

La Russia vende le proprie riserve d’oro per sostenere i conti pubblici e finanziare la guerra in Ucraina. Le cessioni proseguono da dieci mesi, mentre il deficit aumenta e le entrate energetiche diminuiscono.

La Russia vende le proprie riserve d’oro per finanziare il bilancio statale e sostenere la guerra in Ucraina. Le cessioni proseguono da dieci mesi consecutivi, mentre il deficit pubblico aumenta e le entrate energetiche diminuiscono.

Le entrate di petrolio e gas non bastano: il Cremlino attinge al patrimonio statale

Dalla fine degli anni Novanta, Mosca aveva accresciuto il proprio patrimonio in oro di oltre cinque volte, arrivando all’inizio del 2022 a detenere circa 2.300 tonnellate, una delle maggiori riserve al mondo.

Ora, però, il ricorso a queste risorse è diventato uno strumento per compensare il deficit. L’analista di Finam Alexander Potavin ha spiegato che il Ministero delle Finanze utilizza le riserve accumulate, oro compreso, per coprire i disavanzi quando le entrate non sono sufficienti. A favorire le vendite contribuiscono anche le quotazioni internazionali elevate del metallo prezioso, che consentono di ottenere maggiori risorse dalla sua liquidazione.

Le difficoltà di bilancio si inseriscono in un quadro più ampio, segnato dalle spese per la difesa e dalle incertezze legate ai proventi energetici. Secondo Reuters, le entrate russe derivanti da petrolio e gas sono previste in calo rispetto agli obiettivi annuali, mentre il deficit del 2026 è stato rivisto al rialzo fino al 3,2% del Pil.

Per reperire liquidità, il governo sta quindi facendo maggiore affidamento sul Fondo nazionale di ricchezza e sulle operazioni di vendita delle attività pubbliche.

Guerra in Ucraina, la strategia di Putin per finanziarla: “Oro in vendita”

La Russia continua a utilizzare le proprie riserve per far fronte alle difficoltà dei conti pubblici, aggravate dalle spese militari e dalle minori entrate energetiche. Secondo quanto riportato dal Moscow Times il 20 ottobre 2026, la Banca centrale russa ha venduto oro per dieci mesi consecutivi, ricorrendo a una parte del patrimonio accumulato dallo Stato per sostenere il bilancio federale. Il disavanzo previsto per quest’anno ammonta a 7.300 miliardi di rubli, circa 81,1 miliardi di dollari, una cifra doppia rispetto alle stime iniziali.

I dati diffusi dall’istituto centrale mostrano che, nel mese di settembre, le riserve sono scese di 200mila once troy, equivalenti a circa 6,2 tonnellate d’oro. Il quantitativo complessivo è così arrivato a 72,8 milioni di once, il livello più basso dalla fine del 2019. A partire da dicembre 2025, la riduzione ha raggiunto circa 2 milioni di once, pari a 62 tonnellate.

Il precedente storico più significativo risale alla crisi finanziaria del 1998, quando la Russia dichiarò il default sul debito interno e il rublo subì un forte crollo. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale citati dal Moscow Times, in appena tre mesi la Banca centrale vendette 3,8 milioni di once, circa 118 tonnellate. In seguito, una parte dell’oro fu riacquistata e la diminuzione netta registrata nell’intero anno si fermò a 1,6 milioni di once, circa 50 tonnellate: una quantità inferiore a quella ceduta nell’attuale fase di dismissione.

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