Diciamoci la verità: il progresso, come viene presentato, è una grande illusione. Siamo circondati da gadget sempre più sofisticati, ma le nostre vite non sembrano migliorare come ci si aspetterebbe. È fondamentale interrogarsi su questo: si sta davvero progredendo o si sta semplicemente cambiando forma?
Il re è nudo, e ve lo dico io: secondo studi recenti, il tasso di felicità globale è rimasto stagnante nonostante i progressi tecnologici.
Un rapporto dell’OCSE ha rivelato che, sebbene la tecnologia ci connetta, le persone si sentono sempre più isolate e insoddisfatte. I dati parlano chiaro: negli ultimi vent’anni, l’aumento dell’uso dei social media ha coinciso con un incremento dei disturbi mentali tra i giovani.
Il progresso tecnologico non ha risolto i problemi fondamentali della nostra società. Secondo un’indagine condotta da Pew Research, il 70% degli americani ritiene che la tecnologia abbia creato più problemi di quanti ne abbia risolti. Le vite sono sempre più frenetiche e superficiali, eppure si continua a inseguire innovazioni che promettono cambiamenti, ma spesso non fanno altro che nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il progresso non è sinonimo di benessere. Le disuguaglianze sociali si sono amplificate e le tecnologie emergenti beneficiano solo una ristretta élite. La globalizzazione ha reso il mondo più interconnesso, ma ha anche aumentato il divario tra chi ha accesso alle risorse e chi ne è escluso.
La questione centrale riguarda il concetto di progresso. Se ci si limita a misurarlo unicamente attraverso l’innovazione tecnologica, si rischia di trascurare ciò che è veramente significativo. È fondamentale riflettere su come la tecnologia incida sulle nostre vite e interrogarsi se la società sta realmente progredendo o se si sta solo modificando il modo in cui percepiamo i cambiamenti.