La morte di Abdoulaye Diop ha spezzato una giovane vita piena di progetti, talento e ambizioni. Il 27enne di Mira è rimasto vittima di un tragico incidente sull’autostrada A4 mentre si dirigeva a Milano, lasciando nello sconforto la famiglia, gli amici e il mondo artistico emergente a cui aveva dedicato le sue energie.
Prima l’incidente, poi il dramma: Abdoulaye Diop travolto e ucciso mentre recuperava le sue cose dall’auto
Come riportato dal Corriere, la tragedia si è consumata nella notte tra martedì e mercoledì lungo l’autostrada A4, nel tratto compreso tra Brescia Est e Brescia Centro, in direzione Milano. Abdoulaye era alla guida della sua Opel Corsa quando è rimasto coinvolto in un primo incidente con un camion. L’urto non gli aveva provocato ferite gravi, ma aveva lasciato l’auto ferma di traverso sulla carreggiata.
Dopo essere riuscito a telefonare ai familiari per rassicurarli, spiegando che stava bene e che «non era successo nulla di grave», è sceso dal veicolo per recuperare alcuni effetti personali. In quel momento è stato investito da una Tesla sopraggiunta poco dopo. Trasportato in gravissime condizioni all’ospedale Civile di Brescia, è morto alle 3.30.
Incidente sull’A4, scende dall’auto e viene travolto: chi era il 27enne Abdoulaye Diop
Abdoulaye Diop aveva 27 anni ed era cresciuto a Mira, dove la sua famiglia si era trasferita quando lui aveva appena tre mesi. Nel comune veneziano aveva frequentato tutto il percorso scolastico iniziale, per poi diplomarsi all’istituto tecnico Levi di Mirano e proseguire gli studi in Giurisprudenza all’Università di Padova. Negli ultimi tempi, però, aveva scelto di dedicare gran parte delle proprie energie a quello che considerava il progetto della sua vita: sostenere giovani artisti emergenti.
Come riportato da Il Gazzettino, proprio verso il capoluogo lombardo era diretto nella notte dell’incidente. Pochi giorni prima aveva confidato agli amici tutta la sua soddisfazione per un importante traguardo professionale: avrebbe dovuto firmare una collaborazione con una casa discografica, un obiettivo inseguito con determinazione fin da quando aveva trasformato la propria passione in un lavoro. Nel mondo musicale era conosciuto anche con gli pseudonimi “Uncle Nasty” e “Nasty Rabbit”, nomi scelti per esprimere il lato più creativo e anticonvenzionale della sua personalità. Chi lo aveva conosciuto, tuttavia, sottolinea come dietro quell’immagine artistica ci fosse un ragazzo profondamente legato ai valori della giustizia, dell’inclusione e del rispetto.
