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Italia e altri 31 Paesi contro l’Iran per le presunte attività ostili: la reazione di Teheran

Italia e altri 31 Paesi contro l’Iran per le presunte attività ostili: la reazione di Teheran

Italia, Stati Uniti e Regno Unito insieme ad altri 29 Paesi denunciano presunti complotti, sabotaggi e attacchi informatici riconducibili a Teheran. Al centro delle tensioni anche l’incidente alla base Raf di Fairford.

L’Italia e altri 31 Paesi condannano le presunte attività ostili attribuite all’Iran, tra cui sabotaggi, incendi dolosi e attacchi informatici. Al centro delle tensioni c’è anche l’incidente alla base britannica di Fairford, sul quale Teheran respinge ogni responsabilità. Ecco cosa sta succedendo e quali sono le reazioni dei due governi.

Italia e altri Paesi contro l’Iran, condanna per sabotaggi e attacchi informatici

La crescente preoccupazione per le presunte operazioni ostili attribuite a Teheran porta 32 Paesi a prendere posizione congiuntamente contro il governo iraniano. In una dichiarazione diffusa il 12 ottobre 2026, i ministri degli Esteri, tra cui quelli di Italia, Stati Uniti e Regno Unito, condannano complotti, incendi dolosi, sabotaggi, attacchi informatici e altre azioni clandestine che, secondo i firmatari, sarebbero riconducibili all’Iran.

Nel documento viene ribadito che è «inaccettabile qualsiasi tentativo dell’Iran di minacciare, mettere a tacere, intimidire, perseguitare o colpire persone nei nostri Paesi», anche attraverso gruppi che agiscono per conto del regime.

Al centro della dichiarazione figura l’episodio del 27 settembre alla base della Royal Air Force di Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

I Paesi firmatari sostengono la valutazione britannica sul presunto coinvolgimento iraniano e richiamano il ruolo dei Guardiani della Rivoluzione, conosciuti come Pasdaran, nelle attività condotte oltre i confini nazionali attraverso reti clandestine e soggetti intermediari. Il governo di Londra ritiene che l’accaduto si inserisca in un quadro più ampio di minacce alla sicurezza occidentale, che comprende anche recenti episodi contro comunità ebraiche, giornalisti iraniani e interessi statunitensi in Europa. I ministri assicurano quindi una risposta coordinata: «L’Iran non deve avere dubbi sul fatto che siamo uniti», si legge nella nota, che promette misure per individuare, contrastare e perseguire i responsabili delle attività ostili.

Teheran respinge le accuse, Londra convoca l’ambasciatore iraniano

La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri di Teheran ha respinto le contestazioni britanniche, definendole «accuse false» e sostenendo che l’obiettivo sarebbe quello di alimentare una campagna ostile contro il Paese, distogliendo l’attenzione dal coinvolgimento del Regno Unito nelle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro la nazione iraniana. Nella dichiarazione, le autorità iraniane contestano inoltre l’assenza di prove concrete a sostegno delle responsabilità attribuite a Teheran e accusano Londra di ricorrere a formulazioni probabilistiche senza dimostrare il proprio impianto accusatorio. Anche l’ambasciatore iraniano nel Regno Unito, Ali Moussavi, ha negato qualsiasi coinvolgimento, chiedendo al governo britannico di presentare eventuali elementi a sostegno delle accuse.

Sul fronte diplomatico, il governo britannico ha convocato il rappresentante iraniano per ribadire che non intende tollerare intimidazioni o operazioni ostili sul proprio territorio. Il primo ministro Andy Burnham ha dichiarato che è «altamente probabile» che il presunto piano contro la base di Fairford sia stato coordinato dai Pasdaran. In relazione all’episodio, Londra ha inoltre annunciato sanzioni nei confronti di due cittadini iraniani accusati di essere coinvolti in attività ostili per conto di Teheran.

Le indagini sulla vicenda proseguono, mentre il confronto tra i due governi resta segnato da versioni contrapposte: da una parte, le accuse britanniche e il sostegno degli alleati; dall’altra, la netta smentita iraniana e la richiesta di prove.

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