Roma, 14 gen. (askanews) – Sarebbero almeno 2.550 le persone uccise nelle proteste di piazza in Iran, mentre 18.434 sarebbero state arrestate, stando all’ultimo aggiornamento fornito dal’organizzazione per i diritti umani Hrana che ha sede negli Stati Uniti. In una nota, il gruppo ha affermato di aver accertato finora la morte di 2.403 manifestanti, tra cui 12 minorenni, e di “147 membri delle forze di sicurezza e sostenitori del governo, tra cui almeno cinque civili”, oltre a “nove civili non manifestanti”.
Hrana ha quindi riferito di aver ricevuto segnalazioni di 1.134 persone con ferite gravi.
Intanto il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso processi “rapidi” per i sospettati arrestati durante le proteste, che le autorità hanno descritto come “rivolte”:
“Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, l’ha decapitata e poi ne ha bruciato il corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro in fretta”, ha affermato il capo della magistratura, colui che la settimana scorsa aveva promesso zero clemenza per chi aiuta “il nemico” contro il governo iraniano.
E se la missione iraniana presso l’ONU, in un messaggio su X, ha accusato gli Stati Uniti di cercare un “pretesto” per intervenire militarmente in Iran, il presidente americano Donald Trump parlando con i giornalisti dopo l’atterraggio alla Joint Base Andrews, vicino a Washington, ha dichiarato che il bilancio delle vittime della repressione dei manifestanti in Iran “sembra significativo, ma non ci sono numeri precisi”:
“L’Iran mi preoccupa, visto il tipo di uccisioni che stanno avvenendo lì, da quello che abbiamo capito. Avremo dati precisi su cosa sta succedendo riguardo alle uccisioni. Il bilancio delle vittime sembra significativo, ma non ne siamo ancora certi”, ha affermato, sottolineando che non appena i numeri saranno accertati “agiremo di conseguenza”.
In un’intervista alla Cbs, aveva dichiarato che per gli iraniani “ci sono molti aiuti in arrivo e in diverse forme, incluso l’aiuto economico”.