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Guerra Gaza, il duro avvertimento di Israele ad Hamas: "60 giorni di tempo per disarmarsi"

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Israele, guerra e Gaza: crescono le tensioni in Cisgiordania tra operazioni militari, annessioni e violenze interne. Ecco la situazione.

Israele si trova al centro di una nuova escalation di violenza, con episodi di criminalità interna e il rischio di una guerra aperta a Gaza. Gli scontri con Hamas, le operazioni militari e le controversie sui Territori palestinesi occupati rendono la situazione sempre più critica, mentre la comunità internazionale monitora da vicino le implicazioni per la sicurezza regionale e la stabilità politica.

Aumento della violenza nella comunità araba israeliana

Un drammatico episodio ha scosso Umm al-Fahm: padre e figlio sono stati assassinati a colpi di arma da fuoco, portando a cinquanta il numero di vittime della criminalità nella comunità araba dall’inizio del 2026. Solo pochi giorni fa, un giovane di vent’anni è stato ucciso a Neot Hovav, mentre un diciannovenne operaio è stato assassinato a Nazareth. La scorsa settimana, altre dieci persone hanno perso la vita in episodi simili.

Questo rapido incremento del bilancio delle vittime supera già i numeri del 2025, che rimaneva l’anno più sanguinoso per gli arabi israeliani, con 252 morti a causa delle violenze criminali locali. La preoccupazione cresce, e la comunità denuncia come “l’impennata della violenza non accenna a fermarsi”, sottolineando l’urgenza di interventi concreti.

Parallelamente, emergono timori sulla sicurezza nazionale: secondo l’esercito israeliano, i terroristi della brigata Nukhba di Hamas hanno utilizzato sequenze di emoji come codici operativi durante l’attacco del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele. Analisi dei telefoni sequestrati hanno rivelato che gli stessi simboli erano già stati impiegati in tentativi precedenti nel 2022 e 2023. L’esercito ha precisato che la catena di simboli rappresentava “il segnale operativo per dare il via all’azione” e che, nelle occasioni passate, i piani non erano stati realizzati a causa di divergenze interne.

Per la prima volta dal 1967, Israele valuta di dichiarare “terreni statali” in Cisgiordania

La questione dei Territori palestinesi occupati continua ad alimentare tensioni diplomatiche. La Commissione europea ha ribadito la propria posizione: “L’annessione è illegale secondo il diritto internazionale ed è un passo nella direzione sbagliata”, ha dichiarato Anouar El Anouni. Analogamente, il segretariato generale della Lega Araba ha definito la decisione israeliana di trasformare ampie aree della Cisgiordania in “terreni statali” come “una pericolosa escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale”, sottolineando che si tratta di un passo verso un’annessione de facto e “una nuova realtà sul terreno che mina la pace e la soluzione dei due Stati”.

Egitto e Qatar hanno chiesto alla comunità internazionale un intervento urgente per tutelare i diritti del popolo palestinese. Anche l’Autorità nazionale palestinese, guidata da Mahmoud Abbas, ha definito la mossa israeliana “una grave escalation” e ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e gli Stati Uniti a intervenire immediatamente.

Israele, la guerra a Gaza può riprendere? “Hamas ha 60 giorni di tempo per disarmarsi”

Sul piano militare, Yossi Fuchs ha annunciato che Hamas ha 60 giorni per disarmarsi, “altrimenti l’IDF dovrà portare a termine la missione”, specificando che il gruppo dovrà consegnare tutte le armi, compresi circa 60.000 AK-47. Nel frattempo, Donald Trump prepara il Board of Peace dal suo resort di Mar-a-Lago, definendolo un organismo “dal potere illimitato” destinato alla ricostruzione di Gaza, con la partecipazione di oltre trenta Paesi0. Tuttavia, l’iniziativa riceve critiche per essere considerata una “mini-ONU personale”, con posti riservati a chi versa fondi ingenti, mentre la legittimità dello statuto rimane dibattuta tra istituzioni internazionali e Unione Europea. L’Italia parteciperà come “Paese osservatore”, così come Romania e Cipro, mentre la presenza di alcuni leader storicamente critici verso Israele ha suscitato frizioni diplomatiche.

Infine, la crescente militarizzazione e le tensioni diplomatiche mettono in evidenza un quadro complesso, dove violenza interna, azioni unilaterali sui territori occupati e interventi internazionali si intrecciano, rendendo incerta la prospettiva di una pace duratura. Come sottolinea la Lega Araba, “questa decisione è una misura unilaterale e invalida, volta a imporre una nuova realtà sul terreno”, ricordando che ogni passo verso l’annessione mina “le prospettive di una pace giusta e duratura”.