> > kadyrov e kerimov riconciliazione a mosca nel quadro della crisi di Wildberries

kadyrov e kerimov riconciliazione a mosca nel quadro della crisi di Wildberries

kadyrov e kerimov riconciliazione a mosca nel quadro della crisi di wildberries 1771298387

Dopo minacce di vendetta e accuse legate alla fusione di Wildberries, Kadyrov e Kerimov si sono incontrati nel Kremlin: una riconciliazione ufficiale che solleva interrogativi sul potere e sulle trattative nel Caucaso.

La stretta di mano nel Cremlino ha siglato, almeno in pubblico, la fine della faida tra Ramzan Kadyrov e il senatore Suleiman Kerimov. La foto che li ritrae mano nella mano e il successivo confronto faccia a faccia hanno chiuso un conflitto nato nell’autunno 2026 intorno alla riorganizzazione di Wildberries e alla sua fusione con la società di affissione Russ, operazione che ha dato vita al gruppo RWB.

Fonti ufficiali indicano che il capo dei mufti russi, Ravil Gainutdin, ha mediato l’incontro e ha riferito del coinvolgimento diretto del presidente Vladimir Putin.

Cosa è successo
Le tensioni tra Kadyrov e Kerimov erano esplose per ragioni legate al controllo societario di Wildberries. La fusione con Russ e la nascita del gruppo RWB hanno alimentato accuse reciproche, sospetti di favoritismi e preoccupazioni per la distribuzione degli asset. Dopo settimane di scontri verbali e di rapporti di stampa che descrivevano la controversia come sempre più aspra, i due protagonisti si sono incontrati il 30 gennaio nel Cremlino, secondo quanto riferito dal mufti Gainutdin.

Dalla minaccia alla riconciliazione
Il conflitto aveva raggiunto un picco drammatico lo scorso 9 ottobre, quando Kadyrov parlò di una vendetta familiare contro Kerimov e altri parlamentari, accusandoli di aver sottratto Wildberries alla fondatrice Tatyana Kim e di aver ne favoreggiato il suo omicidio. Quelle parole portarono a misure di protezione per Kerimov e al suo isolamento sotto scorta, secondo cronache giornalistiche. La riconciliazione è arrivata dopo una foto inizialmente pubblicata da Kadyrov e confermata dal mufti: un gesto pubblico che pare voler dissolvere le tensioni, almeno sul piano simbolico.

Il ruolo del vertice centrale
Secondo Gainutdin, l’incontro è avvenuto su invito del presidente e all’interno delle mura del Cremlino, una cornice che sottolinea la volontà del potere centrale di ricomporre screzi tra figure influenti. Il mufti ha descritto l’accordo come un esempio di unità, evocando anche la linea politica che ha caratterizzato il 2026 come anno dell’unità dei popoli russi. Resta però da capire come si tradurrà questa riconciliazione sul piano pratico: decisioni manageriali, nomine e possibili interventi regolatori sono tutti aspetti che potrebbero svilupparsi nelle prossime settimane.

Questioni economiche aperte
La riorganizzazione societaria ha lasciato molti nodi irrisolti. Mercati e fornitori hanno segnalato incertezza: contratti di fornitura più volatili, ritardi nei pagamenti e richieste di maggiore trasparenza da parte di creditori e partner commerciali. Osservatori indipendenti parlano di operazioni interne opache e di potenziali assegnazioni di asset a soggetti vicini a membri della proprietà, ma finora non risultano accuse penali formali né comunicazioni ufficiali dalle procure.

Ipotesi di compensazioni e voci di corridoio
Alcune inchieste regionali e testate indipendenti riportano versioni alternative: secondo queste ricostruzioni, Kerimov avrebbe proposto a Kadyrov una compensazione economica consistente per chiudere la controversia. Le cifre circolate non sono state confermate ufficialmente e le parti non hanno comunicato l’esistenza di pagamenti. Queste notizie sollevano interrogativi sull’effettiva natura della mediazione: politica pubblica o trattativa economica privata?

Impatto politico e simbolico
Al di là dei contorni economici, l’accordo ha un peso politico evidente: dimostra la capacità del centro di mediare tra magnati e leader regionali, in particolare nel Caucaso. Il mufti ha enfatizzato il valore della riconciliazione come gesto di fratellanza e coesione, mentre osservatori esterni evidenziano le possibili ripercussioni sull’equilibrio del potere tra le élite e sul controllo degli asset strategici.

Cosa resta da chiarire
Molti aspetti rimangono in sospeso: la governance concreta del gruppo RWB, le nomine dirigenziali, eventuali interventi delle autorità di regolazione e le verifiche documentali promesse dagli organismi di vigilanza. Le misure di tutela per le persone coinvolte, come la scorta a Kerimov, sono ancora in vigore, secondo quanto confermato dalle forze dell’ordine. Ma la fotografia del compromesso non esaurisce le questioni sostanziali: rimangono da chiarire le modalità concrete di gestione di Wildberries e del gruppo RWB, la trasparenza delle operazioni e eventuali sviluppi giudiziari o regolatori. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la pace siglata al Cremlino sarà solo simbolica o se avrà effetti reali e duraturi.