Il segretario della Lega ha convocato il consiglio federale per ricomporre lo spazio politico dopo l’uscita di Roberto Vannacci. L’obiettivo dichiarato è duplice: riaffermare le priorità del partito e limitare i contraccolpi interni causati dallo strappo. All’apertura dell’incontro è stata definita una linea chiara: portare avanti le battaglie storiche, a partire dall’autonomia differenziata, senza alimentare polemiche che rischino di approfondire la frattura.
La segreteria ha chiesto più energia e mobilitazione dentro il partito, in vista delle prossime scadenze elettorali.
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.
Internamente è stato chiesto maggiore compattezza e capacità di attrarre consenso. I partecipanti raccontano di uno slogan ripetuto più volte: “più fame ed entusiasmo” — un richiamo tanto alla riconquista di elettori quanto al rilancio organizzativo sul territorio. I vertici vogliono trasformare questo slancio in campagne tematiche e iniziative locali coordinate, per tradurre lo slancio politico in risultati concreti.
Rilanciare l’identità del partito resta al centro della strategia. L’idea è ricomporre le diverse anime attraverso il ritorno ai temi fondanti: autonomia, tutela delle radici locali e difesa di valori ritenuti caratteristici del contesto occidentale. Si punta a rinsaldare la base del Nord — con riferimenti come Luca Zaia e Attilio Fontana — e a riattivare quegli elettori che si sono allontanati. Per i dirigenti la ricetta è semplice sulla carta: messaggi coerenti e campagne locali ben calibrate.
Sul piano operativo, la direzione indicata richiede subito traduzioni concrete. Il consiglio federale definirà le modalità di azione — campagne a tema, mobilitazione capillare nelle sezioni — e comunicherà alle strutture regionali i criteri per mantenere omogeneità di messaggio e capacità di risposta elettorale.
Le indicazioni rivolte alla base e all’opinione pubblica perseguono due fini paralleli: consolidare l’organizzazione interna e recuperare consenso fuori dai ranghi. Il segretario ha chiesto impegno militante, invitando a non abbassare la guardia sul referendum sulla giustizia e sollecitando le strutture territoriali a uniformare l’azione dopo le decisioni del consiglio federale. Allo stesso tempo è stato ribadito un profilo europeo della proposta politica, con la volontà di richiamare attenzione mediatica e consenso nazionale in vista di appuntamenti pubblici, tra cui la manifestazione prevista a Milano.
Autonomia differenziata: il dossier è ormai in una fase avanzata ma richiede passaggi tecnici prima di approdare agli atti istituzionali. Roberto Calderoli ha aggiornato sui progressi: quattro regioni — Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto — hanno firmato delle pre-intese su materie come protezione civile, previdenza, professioni e sanità. Ora serve il confronto ministeriale sui contenuti normativi e sugli impatti amministrativi; se le verifiche tecniche dovessero essere positive, il percorso potrebbe accelerare fino al Consiglio dei ministri.
Sul piano procedurale, se il ministero darà il via libera, gli schemi di intesa potrebbero arrivare rapidamente al vaglio del governo. Il partito interpreta questo cammino come una prova di determinazione politica e compattezza sulla riforma, pur riconoscendo che rimangono da valutare gli aspetti di coordinamento amministrativo e le ricadute sui livelli essenziali di prestazione.
Sullo scacchiere della leadership interna si discute della nomina del nuovo vicepresidente: la scelta sarà letta come un segnale politico. Tra i nomi emersi c’è quello di Luca Zaia, considerato in grado di aggregare sensibilità diverse e proporre una linea più moderata. La discussione procede con attenzione, e Matteo Salvini ha chiesto prudenza: servono decisioni ponderate che garantiscano stabilità e autorevolezza.
La designazione passerà per confronti tra gli organi nazionali e i coordinamenti territoriali. Verranno valutate competenze politiche, esperienza istituzionale e capacità di raccordo con gli enti locali; i tempi non sono strettissimi perché il segretario ha chiesto ulteriori riflessioni prima di sciogliere ogni riserva. La figura scelta dovrà conciliare ruolo rappresentativo e funzioni amministrative, tenendo conto dell’equilibrio interno e delle alleanze.
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.0
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.1
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.2
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.3
La convocazione è nata dalla necessità di gestire le conseguenze pratiche dell’addio di Vannacci: spostamenti di iscritti, ridistribuzione di ruoli nei territori e la possibile perdita di basi locali. In assemblea la parola d’ordine è stata coesione e pragmatismo: preferire iniziative concrete piuttosto che scontri personali che possano danneggiare l’immagine pubblica del movimento.4