Un passo fondamentale per l’assistenza territoriale italiana è stato compiuto con la firma dell’accordo che regola il lavoro dei medici di base nelle Case di Comunità. L’intesa, raggiunta tra Sisac che rappresenta le Regioni e i sindacati Fimmg e Fmt introduce nuove regole per garantire un servizio più efficiente e sostenibile.
L’accordo, firmato in serata, stabilisce che i medici di base dovranno dedicare fino a 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case di Comunità, con turni di almeno 3 ore continuate tra le 8:00 e le 20:00.
Per ogni ora di attività, i medici riceveranno un compenso di 38,72 euro oltre oneri, con una tariffazione unica su tutto il territorio nazionale.
Le novità introdotte dall’accordo
L’accordo prevede che ogni Azienda sanitaria definisca il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell’Aggregazione Funzionale Territoriale (Aft).
Le ore residue saranno distribuite tra i medici operanti nel territorio della Casa della Comunità.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci aveva inizialmente proposto un decreto ad hoc per riempire le nuove strutture con un numero adeguato di medici, ma l’idea è stata accantonata a seguito delle polemiche e dell’opposizione dei sindacati medici.
L’accordo raggiunto sblocca la situazione, dando un indirizzo di valenza nazionale e evitando che ogni regione proceda in autonomia.
La posizione dei sindacati
La Fimmg il maggiore sindacato dei medici di famiglia, ha espresso soddisfazione per l’accordo, sottolineando il senso di responsabilità della categoria. “In questa fase – spiega il sindacato – è necessario tenere insieme più esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici di medicina generale, la necessità del Paese di raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr e il dovere di evitare la restituzione di risorse che avrebbe conseguenze pesantissime sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e, quindi, sui cittadini.”
Sul fronte opposto, le sigle sindacali Smi e Snami hanno annunciato che non firmeranno l’intesa, denunciando uno “stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro” dei medici di medicina generale.
Le prossime tappe
L’accordo trovato dovrà ora seguire il suo iter procedurale per entrare in vigore entro il 30 giugno 2026 nel rispetto dei tempi previsti dal Pnrr. L’intesa prevede anche la possibilità che, su base volontaria e al di fuori dell’orario di lavoro, possano operare nelle Case di comunità anche i medici ospedalieri, eliminando alcune incompatibilità.
La Fimmg ha dichiarato che da domani sarà subito al lavoro per armonizzare le nuove introduzioni nel più ampio contesto economico e normativo dell’ACN 2026-. “La firma dell’ipotesi dimostra che Fimmg come dichiarato anche a margine dell’accordo politico, si comporta da vera parte sociale ai tavoli contrattuali”, ha affermato il sindacato.
L’accordo rappresenta un punto di equilibrio in un passaggio complesso, nel quale la medicina generale è chiamata a contribuire all’evoluzione dell’assistenza territoriale senza rinunciare alla propria funzione fiduciaria, al rapporto diretto con i cittadini e alla sostenibilità organizzativa della professione.
