Meta, la società madre di Facebook e Instagram è al centro di uno dei processi più significativi mai avviati contro una piattaforma digitale. Il caso, che si sta svolgendo in un tribunale federale di Oakland in California vede coinvolti quattro Stati: CaliforniaColoradoKentucky e New Jersey in rappresentanza di una coalizione di 29 Stati.
Al centro della controversia ci sono le accuse di aver progettato piattaforme dipendenza-inducenti, i danni ai minori e la gestione dei dati personali degli utenti sotto i 13 anni. Il processo, iniziato il 18 agosto potrebbe avere ripercussioni significative sul funzionamento di Facebook e Instagram.
Le accuse contro Meta per i danni ai minori
Secondo i procuratori generali coinvolti nel procedimento, Meta avrebbe progettato alcune caratteristiche di Facebook e Instagram conoscendo la particolare vulnerabilità di bambini e adolescenti ai sistemi di ricompensa e alle dinamiche di approvazione sociale. L’accusa sostiene che l’azienda abbia utilizzato funzionalità destinate ad aumentare il coinvolgimento e il tempo di permanenza degli utenti, pur disponendo di informazioni sui possibili effetti di un utilizzo problematico delle piattaforme.
Durante l’apertura del processo, la vice procuratrice generale della CaliforniaMegan O’Neill ha sostenuto che l’azienda avrebbe sfruttato caratteristiche dello sviluppo adolescenziale, tra cui una maggiore sensibilità al giudizio dei coetanei e un controllo degli impulsi ancora in fase di maturazione. I procuratori intendono dimostrare che Meta fosse consapevole dei rischi e che alcune informazioni relative alla sicurezza delle piattaforme siano state presentate al pubblico in modo fuorviante. Meta nega di aver progettato Facebook e Instagram con l’obiettivo di rendere dipendenti i minori.
La testimonianza dell’ex ingegnere Arturo Béjar
Tra le testimonianze destinate ad assumere maggiore peso nel processo c’è quella di Arturo Béjar ex dirigente e ingegnere di Meta, che ha lavorato in Facebook tra il 2009 e il ed è successivamente tornato a collaborare con l’azienda come consulente sui temi della sicurezza. La sua deposizione riguarda soprattutto il modo in cui la società avrebbe gestito le ricerche interne relative ai danni subiti dagli utenti più giovani.
Béjar ha sostenuto che Meta avrebbe avuto a disposizione dati e segnalazioni capaci di evidenziare problemi legati all’esperienza dei minori sulle piattaforme, senza trasformarli in interventi sufficientemente efficaci sul prodotto. Nel corso della sua testimonianza ha richiamato anche il tema della valutazione interna del danno, affermando che alcuni sistemi di analisi tendevano a concentrarsi sulla violazione delle policy anziché sulle conseguenze concrete riportate dagli utenti. La testimonianza dell’ex ingegnere è particolarmente rilevante per l’accusa proprio perché riguarda procedure e discussioni sviluppate all’interno dell’azienda.
La difesa di Facebook e Instagram
La linea difensiva di Meta parte da una contestazione generale dell’impianto accusatorio: secondo la società, le difficoltà incontrate da alcuni adolescenti nell’uso dei social media non dimostrano che Facebook e Instagram siano stati progettati deliberatamente per causare dipendenza o danni alla salute mentale.
I legali dell’azienda hanno richiamato le misure adottate negli anni per migliorare la sicurezza degli utenti giovani e per contrastare l’accesso alle piattaforme da parte di bambini sotto l’età minima prevista. Meta sostiene inoltre che le prove disponibili non consentano di stabilire un rapporto causale diretto tra l’utilizzo dei suoi servizi e i problemi di salute mentale contestati dagli Stati. Per la difesa, molte delle accuse riguardano questioni complesse e comuni all’intero settore, compresa la verifica dell’età degli utenti online; l’azienda considera inoltre sproporzionate le richieste economiche avanzate dai procuratori.
Le sanzioni e le modifiche richieste alle piattaforme
Sul piano economico, le cifre discusse nel procedimento sono estremamente elevate. In documenti depositati in vista del processo, Meta ha indicato che le richieste avanzate dagli Stati potrebbero arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari in sanzioni; si tratta della quantificazione contestata dalla società e collegata alle modalità con cui le autorità intendono calcolare le violazioni. L’importo effettivamente dovuto, qualora Meta fosse ritenuta responsabile, dipenderà naturalmente dalle decisioni del tribunale e dai criteri giuridici applicati.
Il contenzioso riguarda però anche possibili rimedi strutturali. Tra le richieste emerse figurano interventi su funzionalità associate alla permanenza prolungata online, compreso lo scrolling infinito oltre a limitazioni per gli utenti minorenni e modifiche alle modalità con cui vengono raccolti e utilizzati i dati. Gli Stati hanno chiesto misure capaci di incidere direttamente sulle pratiche contestate e, nel caso delle violazioni relative ai minori di 13 anni potrebbero sollecitare anche la cancellazione dei dati raccolti in violazione della normativa federale.
La causa di Oakland si inserisce in una pressione giudiziaria molto più ampia che coinvolge Meta e altre grandi società tecnologiche. Migliaia di azioni legali negli Stati Uniti contestano alle piattaforme il presunto utilizzo di sistemi progettati per trattenere online gli utenti più giovani, mentre diversi Stati e distretti scolastici chiedono risarcimenti per i costi collegati ai danni che attribuiscono all’uso dei social media. Il procedimento contro Meta viene quindi osservato anche per le possibili conseguenze sui futuri contenziosi rivolti al settore.
Per Facebook e Instagram un’eventuale decisione sfavorevole potrebbe tradursi in obblighi che incidono sulle caratteristiche dei prodotti e sulle procedure di tutela degli utenti minorenni. L’esito del processo, atteso dopo settimane di testimonianze e confronto sulle prove raccolte, contribuirà a definire fino a che punto le autorità statunitensi possano attribuire alle società proprietarie delle piattaforme una responsabilità diretta per le scelte di progettazione che regolano attenzione, coinvolgimento e permanenza online dei minori.
