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Indagine su gruppo neofascista tra i minori: i dettagli dell'operazione

Indagine su gruppo neofascista tra i minori: i dettagli dell'operazione

Cinque minorenni sono stati indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi razziali. La Polizia di Arezzo ha monitorato per oltre un anno social e canali di messaggistica.

In un’operazione durata oltre un anno, la Polizia di Stato di Arezzo ha smantellato una cellula neofascista composta da minorenni. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha portato alla notifica di avviso di conclusione delle indagini preliminari per cinque giovani.

L’inchiesta è partita dal monitoraggio di piattaforme social e canali di messaggistica dove sono stati individuati contenuti inneggianti all’ideologia nazifascista e messaggi a sfondo discriminatorio.

Tra gli episodi emersi, la comparsa di scritte murali nel Valdarno con slogan come “White Power”“Italia agli italiani”“Nuova Italia” e “Antiantifa”.

Il ruolo della DIGOS di Arezzo

La DIGOS di Arezzo ha svolto un ruolo cruciale nell’indagine, ricostruendo nel dettaglio le modalità di reclutamento, l’organizzazione interna e il coordinamento delle attività del gruppo.

Gli investigatori hanno anche documentato la produzione e diffusione di materiale propagandistico come adesivi e volantini.

Un contributo decisivo è arrivato dall’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati agli indagati. Le perquisizioni, eseguite nel luglio 2026 e nel febbraio scorso hanno permesso di acquisire un vasto patrimonio di conversazioni, fotografie, video e altri contenuti digitali. Questi elementi hanno consentito di delineare con precisione i ruoli ricoperti dai singoli componenti all’interno del gruppo.

Le accuse mosse ai cinque indagati

Al termine dell’indagine, la Procura dei Minori di Firenze ha contestato ai cinque indagati i reati previsti dall’articolo 604 bis del Codice penale commi 1 e 2. Le accuse riguardano propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

L’indagine ha evidenziato anche i collegamenti tra gli indagati e reti estremiste attive in Italia sottolineando la necessità di un monitoraggio costante delle attività online per prevenire fenomeni di radicalizzazione tra i giovani.

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