Proprio lungo questi ecosistemi si è concentrata negli ultimi mesi una campagna di monitoraggio ambientale promossa dal progetto SINTAB – Sviluppo Integrato per la Natura Transfrontaliera e la Biodiversità, parte del programma Interreg Italia–Svizzera 2021–2027. Il lavoro di rilevamento, coordinato dal team svizzero di CSD Ingegneri SA di Lugano, ha interessato oltre 7.800 ettari di territorio lungo i bacini dei fiumi Breggia, Faloppia, Lanza, Lura e Seveso, attraversando il confine tra le province di Como e Varese e il Canton Ticino. I tecnici hanno percorso più di 635 chilometri lungo aste fluviali e ambienti naturali, raccogliendo circa 4.000 segnalazioni botaniche e documentando la presenza di 29 specie vegetali neofite invasive. Il monitoraggio rappresenta uno dei primi tentativi sistematici di costruire una mappa condivisa della diffusione delle specie aliene lungo i corsi d’acqua transfrontalieri. Semi trasportati dalle correnti, terreni abbandonati, infrastrutture lineari e giardini privati favoriscono infatti la dispersione di piante provenienti da altri continenti, che in molti casi riescono a colonizzare rapidamente nuovi ambienti.
Tra le specie individuate durante i rilievi figurano alcune tra le più diffuse e problematiche dell’Europa centrale: il Poligono del Giappone (Reynoutria japonica), la Buddleja davidii, nota come “albero delle farfalle”, l’Ailanto (Ailanthus altissima), l’Ambrosia artemisiifolia, altamente allergenica, la Balsamina ghiandolosa (Impatiens glandulifera) e la Verga d’oro (Solidago canadensis). Accanto a queste specie già ben radicate nel paesaggio fluviale, sono state osservate anche presenze meno evidenti ma ecologicamente rilevanti, come le infestazioni di Elodea canadensis nei corsi d’acqua o l’espansione di Spiraea japonica in ambienti seminaturali.
La diffusione delle neofite invasive non rappresenta soltanto un problema botanico. Molte di queste specie sono in grado di modificare la struttura degli habitat, ridurre la biodiversità locale e compromettere il funzionamento degli ecosistemi. Alcune colonizzano rapidamente le sponde fluviali, alterando la stabilità degli argini; altre competono con la vegetazione autoctona o generano impatti economici rilevanti per l’agricoltura e la gestione del territorio.
Il monitoraggio ha inoltre confermato un dato ormai evidente per gli ecologi: le specie invasive non riconoscono i confini amministrativi. I corridoi fluviali costituiscono vere e proprie “autostrade ecologiche” che facilitano la diffusione delle piante lungo interi bacini idrografici, rendendo indispensabile un approccio coordinato tra territori diversi.
Proprio per questo il progetto SINTAB ha adottato strumenti condivisi tra Italia e Svizzera, come l’utilizzo dell’applicazione InvasivApp sviluppata dalla piattaforma botanica Infoflora, che consente di registrare e geolocalizzare le infestazioni secondo metodologie comuni. L’obiettivo è costruire una base di dati omogenea che permetta di pianificare strategie di gestione efficaci su scala territoriale. Nei prossimi mesi le informazioni raccolte verranno elaborate per produrre mappe dettagliate della distribuzione delle specie invasive. Questi strumenti saranno fondamentali per individuare le aree più sensibili e definire interventi di contenimento mirati, evitando che le infestazioni si espandano ulteriormente.
Ma il progetto SINTAB non si limita al monitoraggio delle neofite. Il programma prevede anche azioni di recupero ambientale e di valorizzazione degli habitat naturali, tra cui la riqualificazione di alcune zone umide nei PLIS della Bevera e della Valle del Lanza, il ripristino del Giardino della biodiversità montana presso l’Osservatorio Schiaparelli nel Parco Campo dei Fiori e la creazione di un bioparco urbano nel Comune di Cantello. Parallelamente verranno sviluppati protocolli transfrontalieri per la gestione delle aree umide e delle specie invasive, mentre il Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate, capofila italiano del progetto, sta lavorando alla realizzazione del Pineta Hub, un centro dedicato allo studio della biodiversità e alla cooperazione scientifica tra Lombardia e Canton Ticino.
In un contesto segnato dalla frammentazione degli habitat e dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, iniziative come SINTAB mostrano come la cooperazione tra territori possa diventare uno strumento concreto per la tutela degli ecosistemi.
I corsi d’acqua che attraversano il confine italo-svizzero non rappresentano soltanto elementi geografici, ma veri e propri corridoi di biodiversità. Proteggerli significa preservare un patrimonio naturale condiviso, la cui gestione richiede conoscenza scientifica, collaborazione istituzionale e attenzione costante da parte delle comunità locali.